Notiziario AIOM

I casi trattati aumentano ma restano pochi

Gli ultimi dati del ministero

Da Il Sole24 ORE sanità del 18-7-2017

Pur essendo l’alternativa più efficace ed economicamente sostenibile all’attuale modello che ruota attorno all’ospedale, l’assistenza domiciliare per la cura a lungo termine degli anziani fragili o con patologie croniche ad oggi è pressoché un privilegio: ne gode infatti solo il 2,7% degli ultrasessantacinquenni residenti in Italia (in alcuni Paesi del Nord Europa sono assistiti in casa il 20% degli anziani), e le prestazioni, le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi sono i più differenti e variegati, a seconda delle aree del Paese. E sono assistiti a domicilio nel nostro Paese solo 370mila over 65, a fronte di circa 3 milioni di persone che risultano affette da disabilità severe, dovute a malattie croniche, e che necessiterebbero di cure continuative. Lo rilevano i dati del ministero della Salute e la survey effettuata da Italia Longeva.

«L’Italia – ha spiegato il presidente di Italia Longeva Roberto Bernabei – non ha ancora dato una risposta univoca, né ha individuato un modello condiviso, per la gestione della più grande emergenza demografica ed epidemiologica del presente e del futuro. Dato di fondo è la disomogeneità, ma emergono due suggerimenti: tranne qualche eccezione, servizi insufficienti laddove è meno sviluppata l’integrazione fra servizio sanitario e operatori sociali dei Comuni, e assistenza domiciliare meno costosa dove si dedicano più ore “di qualità” a ciascun paziente».

Anche i dati ufficiali dell’Adi di fonte ministero della Salute testimoniano ampiamente di disomogeneità profonde nell’offerta tra una Regione e l’altra: ad esempio il tasso di anziani assistiti in Adi o la percentuale di spesa sanitaria dedicata all’Adi presentano incredibile variabilità nei diversi contesti.

In particolare, a fronte di una media nazionale nel 2014 che indica 0,6 assistiti trattati in Adi per ogni 100 residenti (+ 27,7% rispetto al 2013), un’ampia variabilità è presente tra il tasso minimo di 0,1 assistiti in Adi (per 100) di Calabria e Valle d’Aosta, e i valori massimi di 1,2 e 1,1 rispettivamente della Provincia Autonoma di Trento e dell’Emilia-Romagna.

Anche gli ultimi dati relativi al 2016, di fonte Sistema informativo assistenza domiciliare (SIAD), esprimono una marcata variabilità: con riferimento al tasso di anziani assistiti (per 100) si va dal 5,1 del Molise allo 0,3 del Lazio a fronte di una media nazionale di 2,8 (era 2,3 nel 2014). In totale si sono registrati 804.866 casi trattati, in aumento rispetto a quelli riportati nel 2011 (507.126) e nel 2013 (732.780).

Inoltre i dati sulle prese in carico Adi per intensità di cura mettono in luce la prevalenza di quelle a più basso livello di intensità: 37% Cia base (Cia da O a 0,13), 23% di I livello (Cia 0,14-0,30) e 18% di II livello (Cia 0,31-0,50).

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