Notiziario AIOM

I farmaci antitumore finanziati con le accise

La casella della sanità

Da IL SECOLO XIX del 27-1-2016

Sono rimasta molto colpita dalla proposta di destinare una quota di quanto incassato con le sigarette alla spesa per i farmaci per i tumori. E’ una cosa fattibile? Cosa significherebbe?

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Lo Stato ricava 11 miliardi di euro dalle accise del tabacco e impiega queste risorse in vario modo, basterebbe una piccolissima parte, anche solo il 5 per cento, per garantire pieno accesso a tutti i malati italiani ai tanti farmaci innovativi che arriveranno sul mercato e che potrebbero cambiare le loro aspettative di vita. E’ questa la proposta dell’Associazione Italiana Oncologia Medica, ribadita nell’ambito di un convegno tenutosi a Roma sul tema. Gli specialisti, insieme alle associazioni dei pazienti, hanno proposto al Governo l’istituzione di questo Fondo autonomo dedicato ai farmaci oncologici innovativi che potrebbe essere finanziato proprio con il gettito derivante dal tabacco, un centesimo in più a sigaretta.

Così si potrebbe lavorare per garantire a tutti i pazienti le cure più innovative ed efficaci. Secondo gli esperti, in ogni caso, questa potrebbe essere solo una delle proposte da mettere sul tavolo per cercare di offrire a tutti coloro che ne hanno bisogno i medicinali più innovativi, ovviamente quando questi sono necessari e vengono prescritti appropriatamente. La ricerca scientifica, infatti, ha reso disponibili armi sempre più efficaci come l’immunoncologia e le terapie target personalizzate, che potrebbero consentire di cronicizzare diverse malattie neoplastiche anche molto aggressive e in fase avanzata. Negli ultimi anni, parallelamente all’arrivo sul mercato di grandi innovazioni, che hanno offerto ai pazienti oncologici nuove speranze, è cresciuto l’impatto economico delle terapie anticancro che sono aumentate dal 23,7 per cento al 39 per cento tra il 2007 e il 2013. E’ quindi necessario individuare nuove risorse. La razionalizzazione della spesa, secondo i principi dell’appropriatezza e del riordino dei percorsi assistenziali in oncologia, ma soprattutto la precisa definizione quali-quantitativa dell’innovazione (in pratica, la valutazione del valore aggiunto di questi nuovi farmaci) sono strumenti chiave per mantenere la sostenibilità del Sistema Sanitario nazionale. Certo è che in futuro ragionamenti di questo tipo saranno sempre più necessari.

 

Federico Mereta
salute@ilsecoloxix.it

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