Corte dei Conti, sì al Dpcm – Manovra 2017: chi paga i 420 mln di regioni e Pa speciali?
Da Il Sole24 ORE Sanità del 7-2-2017
I Lea incassano la registrazione della Corte dei conti e dunque la pubblicazione sulla Gazzetta. Ma intanto si registra una nuova spaccatura tra le Regioni: nulla di fatto in Conferenza dei presidenti della settimana scorsa sull’Intesa che deve definire il taglio di 3,9 miliardi, contributo alla finanza pubblica per il 2017, chiesto dalla legge di Stabilità 2016. Impossibile, al momento, sciogliere il nodo ulteriore posto dalle Regioni e Province autonome, che non hanno intenzione di versare il loro “obolo” di 420 milioni.
Una patata bollente che le amministrazioni “ordinarie” si guardano bene dal raccogliere, anche davanti al rischio concreto di dover metter mano alle voci sanità e welfare. Questione di antichi dissapori con le (troppo) speciali cugine.
E allora? Allora si lavorerà a suon di diplomazie e di incontri. Le Regioni autonome e speciali devono vedere il Governo – il Mef preme per una risposta – con cui si cercherà una mediazione.
A lanciare l’allarme sul rischio di una ricaduta negativa sui conti della salute – che non sarebbe tra le voci direttamente coinvolte dai tagli da quasi 4 miliardi – erano stati il Tdm-Cittadinanzattiva e il portale Sanità24. «Nel corso della programmata Conferenza delle Regioni e Provincie autonome le Regioni – spiegavano alla vigilia della riunione le associazioni di tutela dei cittadini e dei pazienti – dovranno decidere come garantire il loro contributo alla finanza pubblica per il 2017, previsto dalla legge di Stabilità 2016 e dall’Intesa Stato-Regioni di febbraio 2016, ma sembrerebbero ancora mancare all’appello circa 420 milioni di euro. Il rischio concreto è che si decida di prenderli ancora una volta dalle risorse per il Ssn, tagliando nuovamente il Fondo sanitario nazionale.
Giù le mani dai Lea. «Chiediamo a tutte le Regioni e al Governo – questo l’appello di Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tdm – di scongiurare questa possibilità, poiché togliere 420 milioni al Ssn, vuol dire praticamente mandare in soffitta i nuovi Lea prima ancora della loro pubblicazione in Gazzetta Ufficiale o che alla prima revisione prevista per il 28 febbraio ci sia una riduzione delle prestazioni che saranno garantite ai cittadini. «Confidiamo nel Governo e nelle Regioni – conclude Aceti – affinché facciano fronte comune per investire nel Servizio sanitario che è bene comune, conquista irrinunciabile per i cittadini e strumento per garantire la democrazia nel nostro Paese».
Benché praticamente si sia già “sotto elezioni” – non sarebbe facile a chichessia usare ancora il salvadanaio (vuoto) del Ssn – l’allarme del Tdm-Cittadinanzattiva ci sta tutto”.
Meglio mettere le mani avanti, non si sa mai.
Red.San
