Piano vaccini, gli oncologi alle Regioni: «Subito programmazione concreta a livello locale»
Da Il Sole24 Ore.com 23-1-2017
Informazione dei cittadini e adesione consapevole ai programmi di vaccinazione. Il Piano nazionale vaccini, da poco approvato dalla Conferenza Stato Regioni, delinea un percorso di civiltà che ci pone in prima linea in Europa nella lotta a gravi malattie infettive. Ringraziamo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per aver sostenuto con forza la necessità di questi strumenti di prevenzione, previsti anche nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza recentemente approvati. Ora è necessario che le Regioni condividano e realizzino quanto previsto dal Piano.
L’allargamento dell’offerta vaccinale stabilita dal Piano è un passo in avanti fondamentale, però è necessario che ogni Regione si attivi quanto prima per garantire la piena attuazione del provvedimento attraverso la chiamata attiva dei cittadini, senza la quale il Piano stesso resterebbe solo una proposizione. La nostra Società scientifica eserciterà un’azione di promozione in tal senso. Le vaccinazioni sono uno strumento di prevenzione primaria, elementi portanti di uno stile di vita sano, al pari di un’alimentazione corretta, dell’esercizio fisico costante e dell’astensione dal fumo di sigaretta. Esistono, infatti, alcuni virus, contro cui è possibile vaccinarsi, che possono manifestare gravi conseguenze dopo molti anni dall’insorgenza dell’infezione. Tra questi, il virus HBV (Hepatitis B Virus) che è causa dell’epatite B, la più comune infezione del fegato al mondo, e lo Human Papilloma Virus (HPV), a cui è riconducibile quasi il 100% dei casi di tumore del collo dell’utero, una delle neoplasie più frequenti nelle donne under 50.
L’HPV può causare il cancro anche in altre sedi come vulva, vagina, pene, ano, orofaringe. È pericoloso, quindi, e può provocare l’insorgenza di tumori anche per gli uomini. La vaccinazione è una strategia efficace per prevenire le malattie causate da questo virus. In particolare, l’Italia è stato il primo Paese in Europa a stabilire la gratuità della vaccinazione anti-HPV e ad assicurarne, contestualmente, la commercializzazione e la rimborsabilità nell’ambito di un programma nazionale. Tutte le Regioni hanno avviato i piani di vaccinazione contro l’infezione da HPV dalla fine del 2008. Questa viene offerta attivamente e gratuitamente alle ragazze dodicenni tramite i servizi vaccinali del Servizio Sanitario Nazionale in tutte le Regioni.
Tra le vaccinazioni previste nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (che includono le prestazioni offerte gratuitamente in tutte le Regioni) e nel Piano nazionale Vaccini 2017-2019 ora vi è anche quella contro l’HPV nei maschi undicenni. Una decisione molto importante visto che un terzo del totale delle infezioni si registra proprio negli uomini che hanno una probabilità 5 volte superiore rispetto alla donna di infettarsi e spesso non sono consapevoli di essere portatori del virus. Sottolineo che è la prima volta che avviene l’estensione di questa vaccinazione anche per gli uomini.
Dieci Regioni negli ultimi due anni hanno già esteso con chiamata attiva la vaccinazione agli adolescenti di sesso maschile ed oggi il diritto alla vaccinazione anti HPV per entrambi i generi sarà una realtà anche nelle altre Regioni garantendo un’equità di accesso per la prevenzione dei tumori da papillomavirus indipendente dal sesso e dalla residenza.
di Carmine Pinto
presidente nazionale Aiom
Aiom, “Le Regioni realizzino il Piano nazionale vaccini”
Gli oncologi ringraziano il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per il documento recentemente approvato che estende le immunizzazioni.
Tra le vaccinazioni previste nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, c’è anche quella contro l’Hpv nei maschi undicenni. “Ora” ribadisce Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom “serve l’attuazione concreta a livello locale”
Da la Repubblica.it del 23-1-2017
Ora tocca alle Regioni. Una volta approvato il nuovo Piano nazionale vaccini, infatti, spetta agli enti territoriali applicare in concreto quanto previsto dal programma. A ribardirlo sono gli oncologi Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica): “Il Piano nazionale vaccini, da poco approvato dalla Conferenza Stato Regioni, delinea un percorso di civiltà che ci pone in prima linea in Europa nella lotta a gravi malattie infettive” dichiarano gli oncologi unanimi nel plauso all’approvazione del documento che intende promuovere nella popolazione generale e nei clinici una nuova cultura delle vaccinazioni.
Il ruolo delle Regioni. Ma perché il Piano non resti solo una bella innovazione teorica le Regioni devono mettersi in moto concretamente: “Ringraziamo il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per aver sostenuto con forza la necessità di questi strumenti di prevenzione, previsti anche nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) recentemente approvati. Ora è necessario che le Regioni condividano e realizzino quanto previsto dal Piano” spiega Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom. “L’allargamento dell’offerta vaccinale è un passo in avanti fondamentale, però è necessario che ogni Regione si attivi quanto prima per garantire la piena attuazione del provvedimento attraverso la chiamata attiva dei cittadini, senza la quale il Piano stesso resterebbe solo una proposizione”.
Tumori e vaccini. Non solo influenza e malattie esantematiche. Le vaccinazioni giocano un ruolo anche nella prevenzione oncologica, specialmente per alcuni tipi di tumore. “La nostra Società scientifica eserciterà un’azione di promozione molto forte” prosegue Pinto. “Le vaccinazioni sono uno strumento di prevenzione primaria, elementi portanti di uno stile di vita sano, al pari di un’alimentazione corretta, dell’esercizio fisico costante e dell’astensione dal fumo di sigaretta. Esistono, infatti, alcuni virus, contro cui è possibile vaccinarsi, che possono manifestare gravi conseguenze dopo molti anni dall’insorgenza dell’infezione”. Tra questi, il virus Hbv (Hepatitis B Virus) che è causa dell’epatite B, la più comune infezione del fegato al mondo, e lo Human Papilloma Virus (Hpv), a cui è riconducibile quasi il 100% dei casi di tumore del collo dell’utero, una delle neoplasie più frequenti nelle donne under 50.
La vaccinazione anti-Hpv. “L’Hpv può causare il cancro anche in altre sedi come vulva, vagina, pene, ano, orofaringe” continua Pinto. “È pericoloso, quindi, e può provocare l’insorgenza di tumori anche per gli uomini. La vaccinazione è una strategia efficace per prevenire le malattie causate da questo virus. In particolare, l’Italia è stato il primo Paese in Europa a stabilire la gratuità della vaccinazione anti-Hpv e ad assicurarne, contestualmente, la commercializzazione e la rimborsabilità nell’ambito di un programma nazionale. Tutte le Regioni hanno avviato i piani di vaccinazione contro l’infezione da Hpv dalla fine del 2008. Questa viene offerta attivamente e gratuitamente alle ragazze dodicenni tramite i servizi vaccinali del Servizio Sanitario Nazionale in tutte le Regioni”.
Hpv anche per ragazzi di 11 anni. Tra le vaccinazioni previste nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (che includono le prestazioni offerte gratuitamente in tutte le Regioni) e nel Piano nazionale Vaccini 2017-2019 ora vi è anche quella contro l’Hpv nei maschi undicenni. “E’ una decisione molto importante visto che un terzo del totale delle infezioni si registra proprio negli uomini che hanno una probabilità 5 volte superiore rispetto alla donna di infettarsi e spesso non sono consapevoli di essere portatori del virus. Sottolineo che è la prima volta che avviene l’estensione di questa vaccinazione anche per gli uomini” aggiunge Pinto. “Dieci Regioni negli ultimi due anni” conclude l’oncologo “hanno già esteso con chiamata attiva la vaccinazione agli adolescenti di sesso maschile ed oggi il diritto alla vaccinazione anti Hpv per entrambi i generi sarà una realtà anche nelle altre Regioni garantendo un’equità di accesso per la prevenzione dei tumori da papillomavirus indipendente dal sesso e dalla residenza”.
di Irma D’Aria
Vaccini. Aiom: “Regioni realizzino Piano nazionale. Strumento essenziale di prevenzione contro gravi malattie”
L’Associazione Italiana di Oncologia Medica plaude all’approvazione del documento. Il presidente Carmine Pinto: “Ringraziamo il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per l’impegno anche nella definizione dei Lea. Ora serve l’attuazione concreta a livello locale”
Da Quotidianosanità.it del 23-1-2017
“Informazione dei cittadini e adesione consapevole ai programmi di vaccinazione. Il Piano nazionale vaccini, da poco approvato dalla Conferenza Stato Regioni, delinea un percorso di civiltà che ci pone in prima linea in Europa nella lotta a gravi malattie infettive. Ringraziamo il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per aver sostenuto con forza la necessità di questi strumenti di prevenzione, previsti anche nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) recentemente approvati. Ora è necessario che le Regioni condividano e realizzino quanto previsto dal Piano”. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) plaude all’approvazione del documento che intende promuovere nella popolazione generale e nei clinici una nuova cultura delle vaccinazioni.
“L’allargamento dell’offerta vaccinale stabilita dal Piano è un passo in avanti fondamentale, però è necessario che ogni Regione si attivi quanto prima per garantire la piena attuazione del provvedimento attraverso la chiamata attiva dei cittadini, senza la quale il Piano stesso resterebbe solo una proposizione – spiega Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom -. La nostra Società scientifica eserciterà un’azione di promozione in tal senso. Le vaccinazioni sono uno strumento di prevenzione primaria, elementi portanti di uno stile di vita sano, al pari di un’alimentazione corretta, dell’esercizio fisico costante e dell’astensione dal fumo di sigaretta. Esistono, infatti, alcuni virus, contro cui è possibile vaccinarsi, che possono manifestare gravi conseguenze dopo molti anni dall’insorgenza dell’infezione”.
Tra questi, il virus HBV (Hepatitis B Virus) che è causa dell’epatite B, la più comune infezione del fegato al mondo, e lo Human Papilloma Virus (HPV), a cui è riconducibile quasi il 100% dei casi di tumore del collo dell’utero, una delle neoplasie più frequenti nelle donne under 50. “L’HPV può causare il cancro anche in altre sedi come vulva, vagina, pene, ano, orofaringe – continua Pinto -. È pericoloso, quindi, e può provocare l’insorgenza di tumori anche per gli uomini. La vaccinazione è una strategia efficace per prevenire le malattie causate da questo virus. In particolare, l’Italia è stato il primo Paese in Europa a stabilire la gratuità della vaccinazione anti-HPV e ad assicurarne, contestualmente, la commercializzazione e la rimborsabilità nell’ambito di un programma nazionale. Tutte le Regioni hanno avviato i piani di vaccinazione contro l’infezione da HPV dalla fine del 2008. Questa viene offerta attivamente e gratuitamente alle ragazze dodicenni tramite i servizi vaccinali del Servizio Sanitario Nazionale in tutte le Regioni”.
“Tra le vaccinazioni previste nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (che includono le prestazioni offerte gratuitamente in tutte le Regioni) e nel Piano nazionale Vaccini 2017-2019 ora vi è anche quella contro l’HPV nei maschi undicenni – aggiunge Pinto -. Una decisione molto importante visto che un terzo del totale delle infezioni si registra proprio negli uomini che hanno una probabilità 5 volte superiore rispetto alla donna di infettarsi e spesso non sono consapevoli di essere portatori del virus. Sottolineo che è la prima volta che avviene l’estensione di questa vaccinazione anche per gli uomini”. “Dieci Regioni negli ultimi due anni – conclude il presidente Aiom – hanno già esteso con chiamata attiva la vaccinazione agli adolescenti di sesso maschile ed oggi il diritto alla vaccinazione anti HPV per entrambi i generi sarà una realtà anche nelle altre Regioni garantendo un’equità di accesso per la prevenzione dei tumori da papillomavirus indipendente dal sesso e dalla residenza”.
Ecco i vaccini blindati dai Lea
La richiesta al Governo: “Tempistica certa” – Medici disobbedienti nel mirino
Da Il Sole24 ORE Sanità del 24-1-2017
Gli 800 milioni stanziati per i Livelli essenziali di assistenza nella legge di Stabilità 2016 “possono bastare”, anche considerando l’impatto dei nuovi vaccini, che il Dpcm sui Lea ormai prossimo all’entrata in vigore – il visto della Corte dei conti è l’ultimo passaggio pre pubblicazione in Gazzetta – stima, per la prima annualità e al netto di risparmi e coperture già avviate in alcune Regioni, in circa 132,2 mln di euro. Mentre a regime, e scontando una quota «prudenziale» di 30 mln (derivante dai costi probabilmente in discesa negli anni), il netto totale si aggirerà sui 220 mln di euro.
Queste le premesse contenute nello schema d’Intesa sul Piano nazionale della prevenzione vaccinale 2017-2019, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni giovedì scorso. Premesse d’obbligo: perché l’impatto atteso in termini di risorse e organizzazione nell’attuazione del nuovo calendario vaccinale, decisamente più corposo rispetto all’attuale, nei mesi scorsi aveva portato le Regioni a esprimere un via libera solo parziale. La loro richiesta di gradualità nel raggiungimento della copertura vaccinale, è ora stata accolta. E a quanto pare il nuovo calendario, che fa proprio il “calendario per la vita” elaborato dalle società scientifiche di igienisti, pediatri e medici di medicina generale, è pronto a entrare in vigore. Ma nel loro via libera i governatori sono tornati a mettere i classici “puntini sulle i”: «al via libera all’Intesa si accompagna una richiesta al Governo – ha spiegato il coordinatore degli assessori alla Salute Antonio Saitta -: che quando saranno ripartite le risorse di cui alla legge di Bilancio, sia definita con puntualità la tempistica del calendario vaccinale».
Le nuove prestazioni. Si dà per scontato che non tutte le Regioni potranno rendere immediatamente fruibile quell’offerta attiva e gratuita che riguarda un doppio pacchetto di prestazioni. Da una parte, l’introduzione di vaccinazioni gratuite per pneumococco, meningococco, varicella, vaccino arti Hpv alle femmine 12enni (onere complessivo 124 mln); dall’altra, le nuove profilassi previste nel Piano nazionale delle vaccinazioni (Pnpv) 2016-2018 (onere netto a regime 186 mln). Cioè un pacchetto di vaccinazioni che sarà offerto gratuitamente alla popolazione per fascia d’età e per particolari categorie a rischio (per patologia, per esposizione professionale, per eventi occasionali): Meningo B e Rotavirus (1° anno di vita); varicella 1a dose (2° anno di vita); varicella 2a dose (5-6 anni); Hpv nei maschi 11enni, IPV meningo tetravalente ACWY135 (adolescenti); pneumococco e Zoster.
Il Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019. L’armonizzazione delle strategie vaccinali, insieme all’ampliamento dell’offerta gratuita, è l’obiettivo dichiarato nel Piano. Che in tempi di panico da meningite (ingiustificato, come ha ricordato il ministero della Salute secondo cui i dati quest’anno sono in linea con le attese) e di contestuale disaffezione verso le vaccinazioni, propone un calendario «il cui razionale scientifico sia chiaro e accettabile per tutti gli interlocutori istituzionali e professionali». Per questo, oltre a presentare il nuovo calendario delle profilassi attivamente e gratuitamente offerte alla popolazione per fascia d’età, il Piano contiene capitoli dedicati agli interventi destinati alle categorie a rischio. Non manca la presa d’atto delle difficoltà: dai costi all’organizzazione delle Asl, all’obiettivo ancora lontano di un’anagrafe unica inseribile nei flussi informativi nazionali e accessibile anche ai medici curanti. Per i costi – ricordiamo che la legge di Bilancio 2017 stanzia 100 mln nel 2017, 127 mln nel 2018 e 186 mln nel 2019 – si punta a partenariati pubblico-privati che portino a negoziare costi unitari migliori e a diminuire il costo di approvvigionamento, mentre per affrontare le difficoltà organizzative tuttora presenti in diverse Regioni, si propone a un Fondo nazionale per i vaccini che possa co-finanziare i casi di difficoltà oggettiva e promuovere quindi l’equità d’accesso. Un Fondo che potrebbe anche «garantire il progressivo inserimento della vaccinazione tra i compiti previsti nella struttura di convenzione nazionale della medicina convenzionata, sia generalista che pediatrica di libera scelta».
Etica, formazione e vaccinologia. Nel decalogo sul futuro delle vaccinazioni in Italia, c’è un’attenzione specifica ai medici e al personale sanitario. Soprattutto chi opera in ambito Ssn, è eticamente obbligato a informare, consigliare e promuovere le vaccinazioni in accordo con le più avanzate evidenze scientifiche. Diffondere informazioni non basate su prove scientifiche è per gli operatori sanitari «moralmente deprecabile, costituisce grave infrazione alla deontologia professionale oltreché essere contrattualmente e legalmente perseguibile». L’«educazione ai vaccini» comincia dal corso di laurea in Medicina e dev’essere costantemente aggiornata sulla base delle migliori evidenze scientifiche. La vaccinologia, infine, andrà inserita tra gli obiettivi della formazione continua per tutta l’area sanitaria.
Di Barbara Gobbi
