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Istat, una famiglia su quattro a rischio povertà. E il Sud perde ancora terreno

Rischio povertà, grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro. E’ una fotografia impietosa quella scattata dal rapporto dell’Istat su condizioni di vita e reddito che ritrae i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

Da Sanità24 – Il Sole24 ORE.com del 7-12-2016

I dati parlano chiaro. Istat stima che un italiano su quattro (il 28,7% per la precisione, oltre 17,4 milioni di individui) lo scorso anno abbia condotto una vita grama, misera, ai margini della società. E sono le famiglie con figli le più penalizzate. Aumenta, in fatti, la quota di individui in famiglie che dichiarano di non poter sostenere una spesa imprevista di 800 euro (da 38,8% a 39,9%) e di avere avuto arretrati per mutuo, affitto, bollette o altri debiti (da 14,3% a 14,9%). Peggioramenti più marcati si osservano in particolare per gli individui in coppie con almeno tre figli: la quota di chi dichiara di non poter sostenere una spesa imprevista di 800 euro passa dal 48,1% al 52,8% e quella di chi ha avuto arretrati per mutuo, affitto, bollette o altri debiti dal 21,7% al 30,4%, contribuendo all’aumento di 3 punti percentuali dell’indicatore sintetico di grave deprivazione materiale. Ma c’è anche chi sceglie di non fare le vacanze, di tenere i termosifoni spenti o accumulare le bollette senza pagarle.

Insomma, dal 2009 al 2014 il reddito in termini reali è diminuito di più per le famiglie appartenenti al 20% più povero, ampliando la distanza dalle famiglie più ricche il cui reddito passa da 4,6 a 4,9 volte quello delle più povere. In “soldoni” i più ricchi percepiscono il 37,3% del reddito equivalente totale mentre il ceto meno abbiente racimola appena il 7,7%.

Il reddito medio in Italia è di 29.472 euro, e la buona notizia è che nel 2014 finalmente è tornato stabile, interrompendo una caduta in atto dal 2009 che ha comportato una riduzione complessiva di circa il 12% del potere d’acquisto. Ma la metà delle famiglie non va oltre i 24.190 euro, mentre al Sud si scende a 20mila euro.

Le diseguaglianze aumentano al Sud
Con il risultato che quasi la metà dei residenti nel Sud e nelle Isole (46,4%) è a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 24% del Centro e il 17,4% del Nord. Secondo l’Istat i livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%). Viceversa, i valori più contenuti si riscontrano nella provincia autonoma di Bolzano (13,7%), in Friuli-Venezia Giulia (14,5%) ed Emilia-Romagna (15,4%).
Peggioramenti significativi si rilevano in Puglia (+7,5 %), Umbria (+6,6%), nella provincia autonoma di Bolzano (+4%), nelle Marche (+3,4%) e nel Lazio (+2,3%), mentre l’indicatore migliora per Campania e Molise. Quattro individui su dieci sono a rischio di povertà in Sicilia, tre su dieci in Campania, Calabria, Puglia e Basilicata.
Livelli di grave deprivazione materiale più che doppi rispetto alla media italiana si registrano in Sicilia e Puglia dove più di un quarto degli individui si trova in tale condizione. La Sicilia (28,3%) è anche la regione con la massima diffusione di bassa intensità lavorativa, seguita da Campania (19,4%) e Sardegna (19,1%).

Cresce numero italiani che si trasferisce all’estero
Continua a crescere il numero di persone che lasciano l’Italia secondo il rapporto Istat 2015 su “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente”. Nel 2015 sono partiti 147 mila connazionali, l’8% in più rispetto al 2014. Tale e aumento è dovuto esclusivamente alle cancellazioni di cittadini italiani (da 89 mila a 102 mila unità, pari a +15%), mentre quelle dei cittadini stranieri si riducono da 47mila a 45 mila (-6%).
Le principali mete di destinazione per gli emigrati italiani sono Regno Unito (17,1%), Germania (16,9%), Svizzera (11,2%) e Francia (10,6%). Sono sempre di più i laureati italiani con più di 25 anni di età che lasciano il Paese (quasi 23 mila nel 2015, +13% sul 2014); l’emigrazione, tuttavia, aumenta anche fra chi ha un titolo di studio medio-basso (52 mila, +9%).

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