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Italia, aspettativa di vita in aumento: servizi sanitari devono investire in salute

Da Salute24 – Il Sole24 ORE.com del 22-2-2017

All’inizio del XXI secolo molti ricercatori erano convinti che l’aspettativa di vita di una popolazione non avrebbe mai potuto superare i 90 anni. Oggi, invece, uno studio pubblicato su The Lancet da un gruppo di esperti coordinato da Majid Ezzati, esperto dell’Imperial College di Londra (Regno Unito) svela che nei paesi sviluppati si continuerà a vivere sempre più a lungo.

Il fenomeno coinvolgerà anche l’Italia, che fra le 35 nazioni coinvolte nell’analisi si collocava, nel 2010, al 7mo posto della classifica dei paesi con l’aspettativa di vita alla nascita maggiore sia per le donne che per gli uomini. Per il 2030 sono previsti aumenti in entrambi i casi, ma le donne scenderanno dal 7mo al nono gradino della classifica internazionale, e gli uomini addirittura al 10mo. Tutta “colpa” dell’aumento dell’aspettativa di vita anche nelle altre nazioni, che farà sì che nel 2030 le donne più longeve saranno le sudcoreane (con un’aspettativa di vita di 90,8 anni), le francesi (88,6 anni) e le giapponesi (88,4 anni), insieme agli uomini sudcoreani (84,1 anni), australiani (84,0 anni) e svizzeri (84,0 anni).

Le proiezioni sono basate su un metodo statistico impiegato per le previsioni meteorologiche e hanno utilizzato 21 diversi modelli per la previsione dell’aspettativa di vita alla nascita che, utilizzati in combinazione, hanno svelato che la durata della vita media di un individuo aumenterà in tutte e 35 le nazioni incluse nell’analisi, con picchi di incremento in Corea del Sud, Slovenia e Portogallo per le donne e Ungheria, Corea del Sud e Slovenia per le donne. Gli aumenti minori riguarderanno invece le donne macedoni, bulgare, giapponesi e statunitensi e gli uomini macedoni, greci, svedesi e statunitensi. Inoltre è stato stimato quanti anni resteranno ancora da vivere, nel 2030, a un sessantacinquenne: in 11 delle 35 nazioni le donne potranno sperare in altri 24 anni a loro disposizione, mentre ben in 22 nazioni gli uomini potranno sperare di viverne altri 20.

La situazione renderà necessario attutire l’impatto dell’invecchiamento sia sulla salute individuale che su quella dei sistemi sanitari. Le chiavi del successo saranno il sostegno a stili di vita salutari e la capacità di riconoscere e trattare precocemente le malattie. Inoltre le tecnologie pensate per l’assistenza a domicilio potranno aiutare a far fronte all’aumento delle difficoltà motorie e sensoriali, così come anche la disponibilità di strutture e trasporti più accessibili. Infine, sarà necessario riorganizzare i sistemi pensionistici. “Avere a che fare con una popolazione che invecchia richiederà una combinazione di rafforzamento e posizionamento dei nostri sistemi di assistenza sanitaria e sociale e della nostra società nella sua interezza – sottolinea Ezzati – in modo da assicurarci che le persone invecchino in salute, continuino a dare il loro contributo alla società più a lungo e ricevano pensioni e cure appropriate nel momento in cui invecchiano”.

“Le previsioni sull’aspettativa di vita alla nascita e a 65 anni possono aiutare i governi e i servizi sanitari a fare i giusti investimenti in salute, come evitare i decessi dovuti alle malattie infettive e ridurre la mortalità materna e infantile – aggiunge in un commento associato allo studio Ailiana Santosa, esperta dell’Università di Umeå, in Svezia – Vale la pena di raggiungere una copertura sanitaria universale, è plausibile, e bisogna continuare a lavorarci”.

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