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La sanità elettronica al palo: l’Italia è diciottesima in Europa

Il fascicolo sanitario elettronico (Fse) è operativo solo in 7 regioni, più avanti l’attuazione della ricetta online

Da Il Sole24 ORE del 17-11-2016

In tutto il mondo è considerata una delle carte vincenti della sanità del futuro. Per la qualità dell’assistenza, per l’efficienza e per i risparmi che può garantire. Tanto che spesso in Europa, per non dire negli Usa, è già una realtà consolidata e in continua crescita. Ma in Italia non decolla, se non in poche regioni. La sanità elettronica – e-health – da noi è ancora una grande incompiuta, quasi una sconosciuta. Al punto che nella classifica Ue-28 l’Italia occupa una mortificante diciottesima posizione, alla pari con la Lituania. Dietro di noi tutta l’Europa dell’Est, con Polonia e Bulgaria in fondo alla classifica. Tutto il resto d’Europa ci supera. A partire dalla Danimarca, il vero regno dell’e-ealth nel Vecchio Continente. Che sta anni luce davanti all’Italia: il 67% in più.

A stilare il ranking europeo della diffusione della sanità elettronica è I-Com, l’Istituto per la competitività, che oggi presenta a Roma un rapporto sull’ “internet delle cose e la rivoluzione 5G”. Rapporto che all’e-ealth dedica appunto un capitolo specifico, considerato l’impatto già effettivo e tanto più quello potenziale che la sanità elettronica rappresenta, sia per le cure che per l’organizzazione, la gestione e i costi dei servizi sanitari.

Sotto la spinta del piano d’azione “Sanità elettronica 2012-2020” della Commissione europea, l’e-ealth dovrebbe compiere nella Ue passi da gigante. Risorse e finanziamenti ad hoc permettendo. Fatto sta che l’Italia, secondo la classifica stilata da I-Com, non naviga sicuramente tra le posizioni di testa, anzi. Secondo l’Agid (Agenzia per l’Italia digitale) il fascicolo sanitario elettronico (Fse) è operativo solo in 7 regioni: Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino, Emilia Romagna, Toscana, Sardegna e Puglia. In Campania, Calabria e Sicilia non è stato ancora implementato, nelle altre regioni si sta cominciando. Meglio va con la e-prescription, la ricetta elettronica, che proprio ieri Federfarma ha dato per realizzata per il 78% delle ricette, con Campania, Molise e Veneto al top.

Qualcosa si muove, insomma. E non sempre la regioni che arranca per una forma di sanità elettronica, è in ritardo per l’insieme dell’e-ealth. Ma, in ogni caso, lo studio dell’Istituto per la competitività giudica «poco sviluppate» sia la telemedicina che «le soluzioni digitali che permettono un’interazione diretta tra strutture comunitarie e comunità». Il grande assente, oltre a una cultura diffusa nel sistema sanitario italiano, sono gli investimenti. Ma anche la velocizzazione normativa e la relativa implementazione sul campo. Un esempio: il «Patto per la salute digitale», arrivato al traguardo quest’anno, ma con due anni di ritardo. E che ora deve trovare forma concreta e applicazione diffusa. Con investimenti che però sono sempre al lumicino, anche con la nuova legge di Bilancio per il 2017 all’esame della Camera.

Eppure il mondo va in quella direzione. Si pensi che secondo uno studio di PwC l’ “Internet delle cose” nel suo complesso potrebbe far risparmiare 99 miliardi di dollari in spese sanitarie nella Ue, aggiungendo 93 miliardi al Pil. E di prolungare la vita professionale a 11,2 milioni di malati cronici. Tutto questo mentre avanza la “fase 2”: la mHealth, la sanità mobile, in rapidissimo sviluppo. Con le app per la salute che hanno superato quota 165mila e con un download di app per la salute arrivato a quota 3 miliardi, quasi raddoppiate in soli tre anni. Ecco perché la sfida va colta al volo, perché il futuro è adesso.

Di Roberto Turno

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