Notiziario AIOM

L’era dei medici cronometrati

Da CORRIERE DELLA SERA dell’11-12-2016

Se per un guasto si porta l’auto dal meccanico e si chiede quando sarà pronta, spesso la risposta è: «Mi lasci guardare non so quanto tempo ci vorrà». Quando nell’ambulatorio di un ospedale si deve visitare un malato, invece, le direzioni stabiliscono quanti minuti deve durare la visita, e al numero di minuti stabilito ci si deve attenere, pena reprimende e riduzione dei budget. Ma un malato è meno importante di un automobile visto che anche nel caso del paziente non si sa esattamente che cosa abbia, lo si debba visitare e arrivare a un «consenso informato»? Anche i medici dovrebbero avere gli stessi diritti di un provetto meccanico per poter fare bene il loro lavoro. La riflessione non è peregrina: in alcuni ospedali milanesi, e non solo, il tempo medio di visita deve essere di 20 minuti a paziente. Bisogna essere veloci, attenersi all’orologio, sinergici agli obiettivi delle direzioni generali. Essere in pratica le cinghie di trasmissione della produzione aziendale. Nessun direttore generale, se interrogato in proposito, dirà mai che la regola è tassativa, sta di fatto, però, che se il medico sfora i tempi, lui e/o il suo reparto verranno penalizzati. E le attenuanti saranno veramente poche! Si parla tanto di empatia, di ascolto, di spiegazioni corrette, di visite scrupolose, di tempi non strozzati, ma come è possibile se le cose stanno in questi termini? Situazione schizofrenica per il medico “tirato per la giacca” da una parte e dall’altra: di qui le regole aziendaliste, di là il malato, per il quale ha studiato e si è specializzato. Situazione difficile da cambiare anche se è previsto qualche finanziamento in più e qualche assunzione per favorire l’attività di visita. Purtroppo questa mentalità economicistica, che vuole l’ospedale azienda di fatturato e catena di montaggio, si è fortemente radicata anche negli operatori. Ormai plagiati dal sistema, dimenticano l’obiettivo vero del loro operare: più bravo è chi fa “girare” più velocemente i malati e produce maggiori introiti, non chi ascolta e cura. Si sono invertiti i valori. Per fermare questa deriva è necessario un mutamento radicale: cambiare le regole, correggere obiettivi e mentalità, programmare con logiche completamente diverse. Ritornare in altri termini alla vera finalità degli ospedali che con i loro medici devono primariamente assistere e curare.

Di Alberto Scanni

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