Notiziario AIOM

Lorenzin: difenderò i 2 miliardi in più per il Fondo sanitario

Via libera delle Regioni ai livelli essenziali di assistenza

Da Il Sole24 ORE dell’8-9-2016

«Difenderò i 2 miliardi in più previsti per il Fondo sanitario nazionale nel Def 2017».La promessa della ministra della Salute Beatrice Lorenzin è arrivata a caldo, dopo l’intesa raggiunta ieri in Conferenza Stato-Regioni sui nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), le prestazioni che il servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire a tutti i cittadini. Un provvedimento che Lorenzin – a 15 anni dal via libera ai precedenti “Lea” – presenta come «una nuova fase per milioni di pazienti in Italia, che potranno avere accesso a nuove terapie e cure». Ma il Dpcm, che dovrà passare al vaglio delle commissioni e alla firma del presidente del Consiglio prima della pubblicazione, è appeso al nodo risorse. La frenata del Pil prefigura scenari meno rosei di quelli tracciati dal Def a fine aprile. I governatori lo sanno bene, tanto che hanno vincolato l’intesa sui Lea all’incremento di 2 miliardi del budget per la sanità. Dopo i 111 miliardi del 2016, le risorse complessive salirebbero quindi a 113 miliardi nel 2017 e a 115 mld nel 2018. Il messaggio è chiaro: per questo scampolo di 2016 i Lea potranno “accontentarsi” degli 800 milioni destinati dalla legge di stabilità per il 2016, ma a regime la coperta rischia di diventare corta. In attesa di chiarimenti sul nodo risorse con la prossima legge di Bilancio, le regioni tirano il freno: per le prestazioni più innovative e costose come l’adroterapia, ha spiegato il presidente Stefano Bonaccini, «sarà opportuna un’attuazione graduale, affidata al monitoraggio continuo della commissione nazionale per la verifica dei Lea». E l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera dà le stime: «Come regioni riteniamo che per far fronte alla spesa occorra un miliardo e mezzo di euro all’anno mentre il governo ha stanziato solo 800 milioni». Lorenzin preferisce puntare i riflettori sull’effetto risparmio atteso dall’eliminazione progressiva delle cure più obsolete e dallo spostamento di molte prestazioni dall’ospedale all’ambulatorio. Anche se a quel punto, è chiaro, saranno i cittadini a pagare in parte di tasca propria con un «maggior ticket per 18 milioni di euro». In compenso, li attendono non poche novità: dalle protesi hi-tech per disabili al calendario vaccinale aggiornato alle cure per endometriosi e celiachia. Fino ai trattamenti contro la ludopatia, l’assistenza ai pazienti autistici, le prestazioni per la fecondazione assistita e lo screening metabolico per tutti i neonati.

Di Barbara Gobbi

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