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Migrazione sanitaria per 200mila malati: dati e analisi di un fenomeno “fantasma”

Da Sanità24 – Il Sole24 ORE.com del 21-3-2017

Il fenomeno della migrazione sanitaria in Italia racconta di problemi insostenibili che rendono la vita molto difficile o drammaticamente complicata a centinaia di migliaia di cittadine e cittadini, adulti e minori. Secondo la ricerca che abbiamo commissionato al Censis “Migrare per curarsi” sono infatti 750.000 i ricoveri fuori dalla regione di appartenenza ogni anno in Italia, un esodo biblico se aggiungiamo i circa 650.000 accompagnatori, con la valigia sempre pronta per le necessità di ripetere ricoveri e cure a centinaia di chilometri dalla propria casa più volte l’anno.

Il 54% dei malati migra in direzione dei poli ospedalieri altamente specializzati, il 21% a causa dell’impossibilità di fruire delle prestazioni di cui ha bisogno nella propria regione, o perché le liste d’attesa sono lunghissime. Parliamo di oltre 200.000 malati che versano in situazioni drammatiche sotto il profilo umano-logistico-economico, a causa della forzata permanenza lontano dalla casa, dagli affetti, dallo studio, dal lavoro, anche per mesi. Problematiche che affliggono anche una grande parte di chi li assiste, con particolare accento su quelle dei genitori con bambini malati di cancro, leucemie, malattie rare. Nel caso per esempio dei pazienti oncologici, e dei loro accompagnatori, le spese annuali sostenute sono circa 7.000 euro l’anno per “costi diretti” (visite mediche, farmaci, infermieri privati e viaggi) e mediamente un malato perde, da mancati guadagni, circa 10.000 euro l’anno, 6.000 il familiare accompagnatore.
L’accompagnatore riconosce che nel 70% dei casi ha avuto problemi inerenti l’attività lavorativa, fino al licenziamento per il 2%.

Con l’indagine da noi commissionata al Censis, la porta è varcata. Si è fatto un passo, perfettibile, maggiormente dettagliato, ma abbiamo la fotografia del problema, ed alcune possibili risposte. Secondo noi esiste il dovere “morale” di continuare a monitorare questo fenomeno, al fine di trovare soluzioni, stando attenti a ricordare che dietro, o meglio, davanti, ad ogni numero, cammina un essere umano, piegato dal suo carico di dolore inenarrabile, in attesa di vedere riconosciuto il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione. Dal nostro punto di vista la ricerca ha purtroppo confermato quello che noi di CasAmica viviamo ogni giorno nelle nostre case d’accoglienza da oltre 30 anni, durante i quali abbiamo ospitato oltre 70.000 migranti sanitari.

Le organizzazioni del privato sociale come noi riescono ad aiutare circa il 10% dei malati e dei loro accompagnatori. Noi forniamo un alloggio temporaneo economicamente accessibile a tutti, a volte totalmente gratuito, come per esempio per tutti i minori e le famiglie in stato di necessità. Le difficoltà che incontriamo nel perseguire la nostra mission sono non poche, a cominciare dall’ottenimento di un riconoscimento giuridico appropriato. Oggi il legislatore le inquadra nel segmento economico produttivo, e le equipara a “case vacanza”, alla stregua di ostelli, baite di montagna, etc.

Abbiamo rivolto alle istituzioni un appello, raccolto dala ministra Beatrice Lorenzin, intervenuta giorni fa alla presentazione della ricerca, affinché si impegnino a sostenere il volontariato impegnato nell’accoglienza, definito dalla Ministra, a margine della presentazione ‘‘un pezzo del Sistema sanitario”. E abbiamo chiesto l’apertura di tavolo di lavoro permanente per trovare sinergie tra privato sociale, ospedali, Sanità, Welfare – al fine di ridurre al minimo i disagi dei migranti sanitari, questo, tra l’altro, consentirebbe di “crescere” nell’offerta di servizi di umanizzazione e di iniziare un processo virtuoso di riduzione dei costi della degenza ospedaliera, e l’accesso alle terapie in regime di day hospital. Restiamo in fiduciosa attesa…

Di Stefano Gastaldi (direttore generale CasAmica Onlus)

 

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