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Nella battaglia al tabacco in campo anche James Bond

Da CORRIERE DELLA SERA del 3-12-2017

 

II professor Marco Aloisio, chirurgo toracico all’Humanitas e presidente della sezione provinciale di Milano della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori), ha voluto rispondere alla lettrice Paola Peretti che due settimane fa in questa rubrica si chiedeva angosciata cosa si può fare per convincere i tanti ragazzini che vede fumare all’uscita dalle scuole, a smettere. O, meglio ancora, a nemmeno incominciare.

Scrive dunque il professore Aloisio che la Lilt si occupa attivamente di questo grande problema perché (nella sua lettera la frase è in neretto) «il fumo rimane la più grande minaccia a livello mondiale per la salute». Il primo intervento — di tipo giocoso — denominato «Agenti ooSigarette», riguarda le elementari della città e della provincia di Milano, ed è condotto da educatori formati in scuole di teatro che periodicamente incontrano gli alunni delle classi quarte e delle quinte. L’ambizione di questo lavoro abbastanza capillare è far crescere una intera generazione di non fumatori. E soltanto nel corso di quest’anno tredicimila bambini delle elementari sono diventati «Agenti ooSigarette».

Il secondo intervento, ben più difficile, tenta di coinvolgere gli adolescenti delle scuole secondarie che già fumano o hanno una gran voglia di cominciare, e sono purtroppo numerosissimi come faceva per l’appunto notare la signora Peretti. «Dall’ultima indagine Doxa che abbiamo commissionato in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco, lo scorso 31 maggio scrive ancora il professore Aloisio — è emerso che il 25 per cento dei giovani milanesi tra i 15 e i 24 anni è fumatore, e che il sessantasette per cento non ha alcuna intenzione di smettere. Con gli adolescenti è difficile ottenere qualche risultato se ci si limita a ripetere che il fumo è dannoso; per fare breccia presso di loro occorre proporre un ragionamento più ampio sull’educazione alla salute e a un corretto stile di vita (non dimentichiamoci, per esempio, dell’alcol, del cibo spazzatura e, naturalmente, degli stupefacenti). Ragionamento che la Lilt affronta in incontri con psicologi, sociologi e pubblicitari che dialogano con i ragazzi sull’importanza di essere liberi dalle dipendenze. Ma la differenza — sottolinea ancora il professore —la fa soprattutto il buon esempio di noi adulti, genitori, insegnanti, educatori che per primi dovremmo adottare stili di vita salutari».

Le indicazioni del dottor Aloisio — che nel suo lavoro vede tutti i giorni i gravissimi danni causati dal tabacco al corpo umano — offrono a genitori ed educatori una possibile traccia da seguire per evitare che i figli adolescenti si mettano a fumare illudendosi che una sigaretta tra le dita lasci intendere di essere grandi e liberi.

Senza, però, dimenticare l’ultima osservazione del chirurgo riguardante l’esempio: che può essere salvifico oppure micidiale, a seconda.

ibossi@corriere.it

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