Nomenclatori rivoluzionati – Rebus ticket: almeno 18,1 milioni in più
Da Il Sole24 ORE Sanità del 14-2-2017
Sono la spina dorsale del Servizio sanitario nazionale, nati nel 2001 in concomitanza con la riforma del Titolo V della Costituzione che diede il “la” alla regionalizzazione della salute. Obiettivo: garantire a tutti i cittadini parità d’accesso alla salute, da nord a sud d’Italia. Quindici anni dopo, si punta al rilancio.
I nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè i servizi e le prestazioni che il nostro Servizio sanitario nazionale è tenuto a offrire in via gratuita o dietro pagamento di un ticket, abrogano la precedente versione mandando in soffitta l’offerta vetusta, provvedendo al delisting per le cure che oggi si possono ricevere in ambulatorio senza passare per ricovero o day hospital, e riclassificando gruppi di patologie. Mentre il medico, quando prescrive, dovrà riportare sulla ricetta la diagnosi o il sospetto diagnostico; e attenersi, per prestazioni ad alto costo o a rischio di inappropriatezza, a condizioni di erogabilità e indicazioni prescrittive. E i nuovi Lea, ancora, inaugurano la formula “reflex”: di due accertamenti, il secondo viene eseguito solo se l’esito del primo lo richiede.
Al momento in cui si scrive, siamo al cosiddetto “ultimo miglio”: superate le forche caudine della Conferenza Stato-Regioni, incassati i pareri (con condizioni) delle commissioni parlamentari e ottenute le firme dei ministri competenti e del presidente del Consiglio Gentiloni, il Dpcm è pronto, vistato dalla Corte dei conti, per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Allora, buona parte del provedimento diventerà operativa, anche se per una serie capitoli, a cominciare dal nuovo elenco malattie rare che entrerà in vigore 180 giorni dopo, occorrerà attendere ancora.
Il nodo risorse. Se la questione risorse è stata a lungo il sasso che ha impedito all’iter valutativo di “girare” senza intoppi – tanto che fino all’ultimo gli 800 milioni blindati dalla legge di Stabilità 2016 sono stati giudicati insufficienti a far fronte alla rivoluzione nuovi Lea – nei giorni scorsi un’ulteriore nuvola nera si è addensata sopra il provvedimento. Il Fondo sanitario nazionale 2017 – con i suoi 113 mld di cui 2 mld vincolati per farmaci, Piano vaccini e assunzioni – rischia di essere intaccato dalla decisione di spalmare sulle amministrazioni a statuto ordinario i 422 milioni chiesti alle Regioni “speciali”, come contributo alla finanza pubblica. A lanciare l’allarme era stato per primo, rilanciato dal portale Sanità24, il Tdm-Cittadinanzattiva. Ora, a decisione presa, il coordinatore degli assessori alle Finanze Garavaglia è tranchant: «Di questo accordo faranno le spese i cittadini, viste le immediate ricadute sui liste d’attesa e prestazioni Ssn».
Dal medico di base al pronto soccorso, dalle analisi del sangue alle visite specialistiche, la vita sanitaria si svolge in buona parte nel solco dei Lea, diretta derivazione dell’articolo 32 della Costituzione, che ha contribuito a fare del servizio sanitario italiano uno dei migliori al mondo. Eppure, è la nostra esperienza quotidiana di pazienti a farci toccare con mano le inefficienze del sistema. Complice una crisi economica che non dà tregua, complici, anche, i danni di un federalismo sanitario mal interpretato, i Lea non per tutti sono a portata di mano. Anzi. Lo dicono i dati sulla spesa “out of pocket” dei cittadini: 34,5 miliardi secondo il Censis. Soldi sonanti usciti dalle tasche di quanti, non trovando risposte nel Ssn, si fanno carico delle cure. Chi può, beninteso. Troppe disparità regionali, liste d’attesa infinite, ospedali poco sicuri. Ed è questa l’impasse che si punta a risolvere con i nuovi Lea.
L’impatto sui ticket. Il restyling del perimetro Lea non si preannuncia indolore: il contraltare del risparmio di 50 milioni di euro sui ricoveri, sarà l’extra carico di ticket – solo per l’ambulatorio oltre 18 milioni – sulle spalle dei cittadini. Per il “tunnel carpale” così come la cataratta semplice, per esempio, si pagherà la compartecipazione.
Non solo. C’è allerta sul nuovo Nomenclatore protesi, fermo al 1999. L’aggiornamento sorvola sulla personalizzazione dei presidi, anche se resta la ripartizione tra dispositivi “su misura” e dispositivi “di serie”. E non è chiaro chi pagherà i presidi più innovativi. La riabilitazione oncologica è un rebus. Il cahier de doleances è lungo. I rischi ci sono. I governatori avevano chiesto fin dall’inizio di rinviare l’immissione nei Lea, per esempio, di prestazioni ad alto costo come l’adroterapia, cura d’avanguardia destinata ai tumori radio-resistenti.
Il Piano nazionale vaccini. Il Pnv 2017-2019, approvato nelle scorse settimane dalla Conferenza Stato-Regioni, approderà in Gazzetta Ufficiale il 18 febbraio. Il Piano, parte integrante dei nuovi Lea, recepisce il calendario per la vita proposto dalla Sit e dai pediatri. L ‘annonizzazione delle strategie vaccinali, oltre all’ampliamento dell’offerta gratuita, è il grande sogno. Non manca la presa d’atto delle difficoltà: dai costi all’organizzazione delle Asl, all’obiettivo ancora lontano di un’anagrafe unica inseribile nei flussi informativi nazionali e accessibile anche ai medici curanti. Quanto all’impatto economico – ricordiamo che la legge di Bilancio stanzia 100 milioni nel 2017, 127 mln nel 2018 e 186 mln nel 2019 – si punta a partenariati pubblico-privati che portino a negoziare costi unitari migliori e a diminuire il costo di approvvigionamento. Mentre per affrontare le difficoltà organizzatve tuttora presenti in diverse Regioni, si pensa a un fondo nazionale per i vaccini che possa co-finanziare i casi di difficoltà oggettiva e promuovere libertà ed equità d’accesso. Un fondo – musica per le orecchie degli interessati – che potrebbe, si legge nel testo, «garantire il progressivo inserimento della vaccinazione tra i compiti previsti nella struttura di convenzione nazionale della medicina convenzionata, sia generalista che pediatrica di libera scelta».
Di Barbara Gobbi
