Notiziario AIOM

Occhi, cuore e dieta: con lo smartphone ti curi da solo

Elettrocardiogramma fai da te e guanti-sensore per non vedenti

Da CORRIERE ECONOMIA del 24-10-2016

Un giovane su due tra i 18 e i 34 anni usa almeno un dispositivo connesso per monitorare la salute o la forma fisica. Lo rivela il Future Health Index 2016, uno studio commissionato da Philips e svolto dall’Istitute of the Future di Palo Alto in 13 paesi avanzati. Anche in Italia il personal tracking è più che una moda: le vendite di braccialetti per il fitness, che contano le calorie bruciate o rilevano il battito cardiaco, e di smartwach capaci di monitorare i parametri biologici, sono raddoppiate tra il 2015 e il 2016. In forte crescita anche le app per il benessere (la stima è di oltre 5 mila) per il controllo della dieta e delle allergie, la ricerca di cibi sani o i consigli terapeutici. Finora si è trattato soprattutto di prevenzione, ma gli smartphone abbinati a dispositivi indossabili possono davvero cambiare la vita a persone a rischio, malati cronici e portatori di handicap.

Frontiere
Ad aprire una nuova frontiera nel Wearable e nel Mobile per la salute connessa sono decine di start-up italiane che creano soluzioni davvero innovative. Come D-Heart, il primo elettrocardiografo tascabile che si collega a qualsiasi smartphone: permette di farsi da soli l’elettrocardiogramma e trasmetterlo al medico. «Ha la forma di uno yo-yo, sta nel palmo della mano, ed è semplice da usare perché la fotocamera dello smartphone tramite l’app mostra agli utenti come posizionare gli elettrodi che escono dal dispositivo» spiega Niccolò Maurizi co-fondatore insieme a Nicolò Briante della start-up biomedicale nata a Genova nel 2014, vincitrice quest’anno della competizione Think for Social (un premio di 230 mila euro dalla Fondazione Vodafone), selezionata da Ambrosetti Consulting tra le migliori start-up per la salute.

«D-Hearth è clinicamente affidabile perché assicura le stesse prestazioni degli elettrocardiografi ospedalieri, ma costa un decimo ed è accessibile a tutti», assicura Maurizi. I due fondatori si erano incontrati da studenti al Collegio Borromeo di Pavia e all’età di 16 anni Maurizi ha avuto un infarto. Un’esperienza che lo ha spinto a diventare ricercatore in cardiologia, dopo la laurea in Medicina presa a Firenze, con esperienze internazionali a Londra e Baltimora. Dopo una serie di test in Senegal, l’elettrocardiografo tascabile sta entrando in fase di sperimentazione all’Ospedale Careggi di Firenze prima di essere lanciato sul mercato entro il prossimo anno, a un prezzo inferiore ai 100 euro.

Ai 15 milioni di cardiopatici italiani si rivolge anche HearthWatch, progetto nato da un’altra start-up fondata da Guido Magrin, 23 anni, sviluppatore software, e tre studenti universitari. «Una soluzione di monitoraggio cardiaco non invasiva che sarà alla portata di tutti grazie alla videocamera dello smartphone», spiega Magrin, che ha sviluppato l’idea dopo aver perso il nonno per un problema cardiaco non rilevato in tempo. E’ un servizio Cloud veicolato da un’app e abbinato a un software di analisi delle immagini che riesce a monitorare i parametri vitali della persona inquadrata: battito cardiaco, frequenza respiratoria, ossigenazione del sangue. E’ in fase di test a Milano con il Politecnico, dopo aver vinto lo scorso anno l’Imagine Cup di Microsoft.

Iniziative
Anche la Maker Faire, a metà ottobre a Roma, ha promosso le start-up della salute con il concorso Make to Care organizzato insieme a Sanofy Genzyme: ha vinto dbGlove, un dispositivo indossabile che consente ai non vedenti di comunicare attraverso lo smartphone grazie al tatto. Il guanto realizzato dalla start-up di Nicholas Caporusso traduce infatti l’alfabeto Braille in segnali digitali. Mentre Talking Hands (mani parlanti) è il progetto di una start-up per dare voce ai sordomuti. In questo caso i guanti traducono il linguaggio dei segni in segnale sonoro trasmesso via Bluetooth allo smartphone o a degli amplificatori. «In Italia ci sono oltre 100 mila persone sorde che non riescono a comunicare con chi non conosce la lingua dei segni: il nostro obiettivo è di migliorare la loro vita», è il messaggio di Francesco Pezzuoli, fondatore della start-up fiorentina Limix, selezionata da Smau.

Per chi ha deficit uditivi è in fase di sviluppo il braccialetto IntendiMe, ideato da Alessandra Farris di Cagliari, che traduce i suoni dell’ambiente in segnali luminosi o in vibrazioni. E’ possibile grazie a placchette dotate di sensori che rilevano i suoni della casa trasmettendoli in wireless al bracciale, e a un’app per personalizzare ogni fonte sonora con un colore diverso. A Smau sarà presentato anche Trillio, un semplice personal assistent connesso per ricordare ad anziani e malati le medicine da prendere nella giornata. Suona e lampeggia come una sveglia, mostra sul visore la prescrizione e se il paziente non ferma l’allarme entro dieci minuti avvisa un numero prescelto di assistenza. «Potete metterlo in mano a una signora di 95 anni e sarà in grado di usarlo da subito», dice Carlo Brianza, ingegnere fondatore-della start-up La Comanda. Sarà disponibile a inizio 2017.

Di Chiara Sottocorona

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