Notiziario AIOM

Pillole regionali solo low cost

Tetti, prezzo/volume, pay by result – Scaccabarozzi: “Ricetta vecchia”

Da Il Sole24 ORE Sanità del 10-5-2016

Prezzi dei farmaci, soprattutto quelli più costosi, legati ai volumi di vendita e al numero di pazienti “trattati”, ma anche ai risultati della cura. Riduzione e comunque fissazione di un’asticella sui ticket occulti pagati dai cittadini per le differenze di listino rispetto ai generici. Nuovi criteri per definire la reale innovatività delle medicine e più concorrenza. Due tetti di spesa, sensibilmente diversi dagli attuali. Sostituibilità immediata dei medicinali biosimilari con i farmaci originali in scadenza di brevetto. Le regioni si preparano al tavolo col Governo con una proposta sulla farmaceutica che metterebbe letteralmente sottosopra le attuali regole.

Obiettivo dichiarato: riportare la spesa sotto controllo, a partire da quella ospedaliera su cui le industrie sono chiamate a pagare un rosso 2013-2015 da 1,65 miliardi, e liberare risorse per «i nuovi bisogni in campo farmaceutico».

E’ un documento di sole cinque cartelline ma potenzialmente esplosivo per il mercato italiano del pharrna, quello licenziato il 5 maggio scorso dai governatori dopo un lungo confronto tecnico interno. Approderà al tavolo col Governo, nel quale è destinato a trovare pochi sponsor ministeriali, anche se sarà interessante conoscere il parere dell’Economia che tiene i cordoni della borsa e che però dovrà fare i conti con le intenzioni politiche di palazzo Chigi, che sugli investimenti in Italia di Big Pharma, ma non solo, conta parecchio.

Intanto la proposta delle Regioni è pronta, e non mancherà di suscitare parecchie fibrillazioni. Con le immancabili mediazioni del caso. Tra le altre, l’ipotesi di concedere alle imprese uno sconto del 10-20% come transazione sui vecchi ripiani miliardari di cui le regioni hanno bisogno come l’ossigeno per i loro bilanci. Senza scordare che qualsiasi modifica di sistema avrà bisogno del paracadute di una legge, con tutti i dubbi sui tempi per incassarla.

A bocciare la proposta dei Governatori, intanto, è il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi: «Siamo alle solite vecchie ricette – spiega -. Tra l’altro neanche sanno che il payment by result e i volumi-prezzo già esistono. Altro che innovazione e investimenti».

Sullo sfondo, le tante ragioni che contribuiscono a fare della spesa farmaceutica una variabile potenzialmente impazzita. Tra prezzi alle stelle dei nuovi farmaci oncologici e di quelli destinati alle malattie rare, invecchiamento della popolazione, cronicizzazione dei pazienti in trattamento, fenomeni di inappropriatezza prescrittiva, prezzi dei medicinali ingessati dalla scarsa concorrenza, una sfida su generici e biosimilari tutta da combattere e vincere.

Al centro della nuova governance, i tetti di spesa, che si ribaltano per cambiare forma. L’attuale distinzione in due soglie, sostengono le regioni, «anche in considerazione dell’incremento e della “strutturazione” della erogazione diretta e della Dpc è concettualmente superata». I due tetti proposti dalle regioni si strutturano quindi non più in base ai processi distributivi ma in funzione delle diverse modalità di acquisto dei prodotti. «E’ pertanto ipotizzabile – si legge nel documento – l’individuazione di un tetto per l’assistenza farmaceutica convenzionata (prezzo non stabilito da gare regionali) e un tetto per l’assistenza farmaceutica “non convenzionata” i cui prodotti sono acquistati dalle regioni attraverso procedure pubbliche di acquisto». E nella non convenzionata sarebbero ricompresi anche i farmaci acquistati dalle strutture private per l’attività svolta, in regime di convenzione, per il Ssn e i farmaci di fascia C di esclusivo uso ospedaliero.

E sul capitolo payback le regioni vogliono uscire dall’incertezza. «Occorre ridefinire le procedure di contabilizzazione del payback – sostengono i governatori – al fine di garantire la certezza dei rimborsi. Devono essere modificate le fonti di dati che costituiscono la base per il calcolo del payback e introdotti sistemi più efficienti che consentano una verifica tempestiva degli scostamenti tra i dati forniti dalle aziende farmaceutiche e i dati forniti dalle Regioni e una altrettanto tempestiva rettifica di eventuali errori di trasmissione».

Ma l’obiettivo principe di questa manovra regionale è quello di tagliare i prezzi dei farmaci. Con la procedura prezzo/volume, i listini verrebbero ridotti o scontati in modo progressivo in rapporto all’aumento dei pazienti trattati, al crescere delle indicazioni, delle terapie combinate e della loro dura. Con il prezzo legato all’esito della terapia (pay by result) verrebbe dato un altro scossone ai prezzi. Mentre per arginare i costi per i pazienti per il pagamento della differenza di prezzo tra generici e originator, che in sei anni è costato ben 5 miliardi, si propone di mettere un limite a questo differenziale, altrimenti il farmaco di marca sarebbe escluso dalla rimborsabilità: si calcola che per 150 farmaci esiste un differenziale di prezzo superiore al 100% e per 30 specialità oltre il 200%.

Di più. Nella proposta c’è la rivisitazione dei «registri Aifa» per i farmaci ad alto costo e di forte impatto sanitario. E sulla valutazione dell’innovatività dei prodotti, viene proposto il modello tedesco per stabilire criteri sicuri e verificati. Oggi i vantaggi legati al riconoscimento di questo requisito sono molteplici: dalla riduzione degli sconti obbligatori alle facilitazioni in termini di payback o accesso facilitato ai Prontuari regionali. Ma secondo le regioni i confini non sono chiari e i margini di discrezionalità eccessivi. «Poiché ottenere il requisito di innovativo – sottolineano – si traduce in un beneficio per l’azienda farmaceutica e un maggior costo per il Ssn, è necessario che le fasce di innovatività, i criteri di attribuzione e i benefici che ne derivano per le aziende vengano stabiliti a livello normativo e non lasciati alla discrezionalità della Commissione Tecnico Scientifica».

C’è poi la richiesta di creare più concorrenza, attivando tra l’altro nella determinazione dei prezzi procedure selettive a evidenza pubblica e la possibilità per le regioni su tutte le categorie di prodotti di svolgere gare in «equivalenza terapeutica»: a premiare dovrebbe essere il criterio del minor costo a «parità di dosaggio, forma farmaceutica e unità posologiche per confezione». Infine, un altro capitolo scottante: la sostituibilità automatica dei farmaci biosimilari con gli «originator»: anche in questo caso l’effetto atteso dalle regioni sarebbe quello di ottenere risparmi immediati dal momento della scadenza dei brevetti di quei farmaci.

Di Rosanna Magnano     
Roberto Turno

 

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