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Quel killer nascosto che si può combattere

Tumori. Colpiscono più italiani all’apparato urogenitale. Colpa del fumo come dei veleni.ma sette volte su dieci rimangono superficiali. E ci sono gli strumenti per curarli. l’obiettivo è la diagnosi precoce: attenzione al sangue nelle urine. Ai bruciori. Alle irritazioni

Da la Repubblica del 17-1-2017

La vescica come il polmone. Anche per i tumori che colpiscono l’apparato urogenitale, infatti, il fumo rappresenta il primo fattore di rischio, aumentando di ben cinque volte la possibilità che insorga la neoplasia. Una forma di tumore abbastanza subdola, che non dà Sintomi specifici che permettano una diagnosi precoce e che in Italia colpisce oltre 6mila persone. «ln passato questo tipo di tumore era correlato soprattutto all’esposizione prolungata a particolari composti chimici – spiega Sergio Bracarda, direttore dell’Oncologia Medica dell’azienda Usl 8 di Arezzo – come coloranti derivati dall’anilina e amine aromatiche frequenti nei lavoratori dell’industria tessile, coloranti, gomma e cuoio. Ha un ruolo anche l’arsenico che inquina l’acqua potabile, classificato tra i cancerogeni di gruppo I dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro».

Così come è chiara la responsabilità del fumo: i tabagisti hanno da 4 a 5 volte più probabilità di ammalarsi rispetto a chi non fuma. Tra gli altri fattori di rischio, eventuali radioterapie alla pelvi e l’assunzione di alcuni farmaci (come ciclofosfamide e ifosfamide).

C’è anche una buona notizia. «Sette tumori su dieci rimangono superficiali e hanno prognosi abbastanza favorevole», precisa Bracarda. Gli altri, invece, si infiltrano arrivando fin dentro la vescica, sono decisamente più aggressivi e tendono a sviluppare metastasi viscerali, epatiche, polmonari e anche ossee. I pazienti colpiti sono soprattutto anziani, e poiché possono avere anche altre malattie, per esempio a livello cardio-vascolare, le cure anticancro sono spesso ostacolate.

La prevenzione è però possibile. Anche se difficile perché i pazienti spesso non riconoscono neppure i sintomi. «La macroematuria, cioè la presenza di sangue nelle urine, è spesso, l’unico sintomo – spiega Riccardo Valdagni, presidente della Società italiana di urologia oncologica -in altri casi all’inizio ci possono essere sintomi irritativi, come l’urgenza minzionale, l’aumento della frequenza di minzioni e il bruciore urinario. Solo nei casi in cui la malattia viene individuata quando ormai è localmente avanzata si può avere comparsa di dolore pelvico, di ritenzione acuta di urina o malfunzionamento dei reni».

Se non c’è un’infezione in atto, dunque, la presenza di sangue delle urine va approfondita: «Basterebbe fare un esame citologico del segmento urinario, cioè la ricerca di cellule tumorali nelle urine. Costa appena 10 euro, e ci si toglie il dubbio – spiega Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom – ma attenzione, la citologia urinaria non deve diventare il Psa del tumore della vescica perché non è uno strumento di screening». Per formulare la diagnosi completa, oltre a quello citologico, sono necessari esami più sofisticati: «L’indagine iniziale spesso utilizzata è l’ecografia, ma l’esame per la diagnosi è la cistoscopia, che ci consente di avere informazioni sulla morfologia della malattia, sull’estensione e la sua posizione all’interno della vescica», prosegue Valdagni.

Come per tutte le neoplasie, la prevenzione gioca un ruolo primario. «Eliminare il fumo, svolgere regolare attività fisica e dieta equilibrata giocano un ruolo importante», spiega Bracarda. In particolare, fritture e grassi consumati in grande quantità sono associati ad un aumentato rischio di ammalarsi di tumore della vescica. Alcuni alimenti, invece, possono avere un ruolo protettivo, come l’olio extravergine di oliva. Proprio di recente, uno studio promosso dalla Lega tumori di Latina (Lilt), in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma e pubblicato su Oncology Report, ha dimostrato che i fenoli dell’olio extravergine di oliva bloccano – in vitro – il proliferare di cellule cancerose e riducono la tossicità dei farmaci utilizzati per trattare il tumore della vescica. E secondo l’università di Warwick e Coventry – che ha fatto una revisione sistematica – il rischio di sviluppare questo tipo di cancro aumenterebbe quando i livelli di vitamina D sono più bassi.

Di Irma D’Aria

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