Da Doctor33.it del 19-10-2016
Più diagnosi di cancro in fase precoce, pazienti curati a casa sotto stretto controllo specialistico, “decongestionamento” degli ospedali che vanno utilizzati solo per i trattamenti più complessi e stretta collaborazione con i medici di famiglia nella gestione delle visite di controllo (follow up). Sarebbero questi, secondo un documento stilato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo) e dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) i vantaggi delle reti oncologiche regionali che, sottolinea una nota «si traducono nella possibilità per tutti di accedere alle cure migliori in modo uniforme sul territorio e in risparmi consistenti per il servizio sanitario nazionale. Ma oggi in Italia sono attive solo in sei Regioni: in Piemonte, Lombardia, Toscana, Trentino, Umbria e Veneto» continua la nota. «E ognuna funziona con caratteristiche differenti. Lavori in corso in Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Sicilia e Alto Adige. Assistiamo invece alla totale assenza di questi network in Abruzzo, Campania, Calabria, Basilicata, Marche, Molise, Puglia e Sardegna. Il tema è al centro del Convegno nazionale “Le reti oncologiche regionali: situazione attuale, problematiche, prospettive” che si svolge oggi al ministero della Salute. «È indispensabile» spiega Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom «la presenza di un’autorità centrale denominata “Coordinamento della rete oncologica regionale” in grado di governare i collegamenti tra le diverse strutture, la pianificazione dell’uso delle risorse, la definizione e valutazione dei percorsi dei pazienti per le diverse neoplasie. Serve inoltre la diffusione nel territorio di punti di accesso alla Rete oncologica in grado di prendere in carico rapidamente il singolo caso assicurando la regia e le indicazioni nei diversi passaggi dell’intero percorso di cura. L’organizzazione in rete deve inoltre prevedere un approccio multidisciplinare e multiprofessionale. Il documento stilato da Aiom, Cipomo e Agenas definisce i criteri minimi e indispensabili a cui dovrebbero attenersi, anche se oggi nessuna delle Reti esistenti li soddisfa completamente. Presenteremo il documento in tutte le Regioni perché le singole realtà locali siano stimolate ad attivare un percorso virtuoso in questo senso».
