Ritardo sui modelli globali di presa in carico – Pronte solo sei Regioni
Da Il Sole24 ORE Sanità del 1-11-2016
Rispetto agli anni Novanta, oggi guariamo il 20% in più dei tumori maschili e il 15% in più di quelli femminili. In questo siamo ai primi posti nel mondo e in Europa eguagliati solo dalla Germania.
I trattamenti oncologici sono sempre più complessi e richiedono integrazione di competenze multi-disciplinari ed expertise di professionisti dedicati, soprattutto per le patologie oncologiche meno frequenti. I trattamenti oncologici sono anche sempre più costosi e richiedono di ottimizzare le risorse garantendo al contempo l’accesso alle cure migliori da parte di tutti i pazienti senza che gli stessi siano costretti a “viaggi della speranza”. L’attuale frammentazione del Ssn in 20 sistemi sanitari regionali, se per certi aspetti offre vantaggi di organizzazione locale delle risorse, per altri espone al rischio di disparità di accesso alle cure in rapporto all’area geografica di appartenenza. E questo a maggior ragione se manca una Rete oncologica di riferimento. La soluzione esiste, ed è quella di organizzare i professionisti e le strutture in Reti di patologia, secondo il modello del Comprehensive cancer care network.
Nel corso di un recente convegno al ministero della Salute, Cipomo, Aiom e Agenas si sono fatti promotori di una proposta che stabilisce i criteri necessari – che pur nel rispetto delle autonomie locali, devono rispondere a requisiti univoci e condivisi – all’attivazione delle reti oncologiche regionali, e sottolinea la loro fondamentale importanza per migliorare la qualità delle cure e la razionalizzazione delle risorse. I vantaggi delle reti oncologiche regionali sono evidenti: più diagnosi di cancro in fase precoce, pazienti curati a casa sotto stretto controllo specialistico, “decongestionamento” degli ospedali che vanno utilizzati solo per i trattamenti più complessi e stretta collaborazione con i medici di famiglia nella gestione delle visite di controllo (follow up).
In buona sostanza, le reti oncologiche si traducono nella possibilità per tutti di accedere alle cure migliori in modo uniforme sul territorio e in risparmi consistenti per il Servizio sanitario nazionale. In Italia, però, sono attive solo in 6 Regioni: Piemonte, Lombardia, Toscana, Trentino, Umbria e Veneto. Troppo poco per poter adempire a pieno alla loro importantissima funzione a livello nazionale. Ognuna di queste 6 reti, poi, funziona con caratteristiche differenti. Lavori in corso in Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Sicilia e Alto Adige. Assistiamo invece alla totale assenza di questi network in Abruzzo, Campania, Calabria, Basilicata, Marche, Molise, Puglia e Sardegna.
‘E indispensabile la presenza di un’autorità centrale denominata “Coordinamento della Rete oncologica regionale” in grado di governare i collegamenti tra le diverse strutture, la pianificazione dell’uso delle risorse, la definizione e valutazione dei percorsi dei pazienti per le diverse neoplasie. Serve inoltre la diffusione nel tenitorio di punti di accesso alla Rete oncologica in grado di prendere in carico rapidamente il singolo caso assicurando la regia e le indicazioni nei diversi passaggi dell’intero percorso di cura. L’organizzazione in Rete deve inoltre prevedere un approccio multidisciplinare e multiprofessionale. Un sistema di rete, oltre a garantire un aumento della qualità delle cure attraverso l’accesso alle migliori terapie indipendentemente dal luogo di residenza, può consentire importanti risparmi anche per i pazienti che non saranno costretti a spostarsi per trattamenti che possono essere eseguiti a casa o vicino al domicilio.
I punti di accesso alla Rete identificati e accreditati funzioneranno da regia della gestione del caso riferendolo al percorso definito sulla base dei Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (Pdta), concordati e periodicamente aggiornati a partire dalle Linee guida delle società scientifiche nazionali e internazionali.
La Rete si deve orientare anche verso la medicina generale nella programmazione del follow up, degli interventi riabilitativi e delle cure palliative, con un coinvolgimento dei distretti territoriali, dei medici di medicina generale e delle associazioni dei pazienti. E’ inoltre necessario disporre di sistemi di passaggio delle informazioni che rendano semplice lo spostamento tra i diversi nodi della Rete. Indispensabile quindi un percorso di informatizzazione che consenta l’accesso a tutti i dati clinici nei vari punti coinvolti dal percorso assistenziale.
Maurizio Tomirotti
Presidente nazionale Cipomo
Carmine Pinto
Presidente nazionale Aiom
