Notiziario AIOM

Sanità, le novità in arrivo

 

I nuovi “LEA” cambiano la mappa delle cure  e dei costi

Con i nuovi “Livelli di assistenza” cambiano prestazioni e costi per i cittadini

Da Il Sole24 ORE Sanità del 21-11-2016

Sono la spina dorsale del Servizio sanitario nazionale, nati nel 2001 in occasione della riforma del Titolo V della Costituzione che diede il “la” alla regionalizzazione della salute. Obiettivo: garantire a tutti i cittadini parità d’accesso alla salute, da nord a sud d’Italia. Quindici anni dopo e in concomitanza con la nuova modifica costituzionale che potrebbe, se approvata, porre fine alla legislazione concorrente sulla salute, si punta al rilancio.

Stiamo parlando dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè dei servizi e delle prestazioni che il nostro Ssn è tenuto a offrire in via gratuita o dietro pagamento di un ticket e che dal prossimo anno subiranno un significativo restyling. Tra le novità principali, in soffitta le prestazioni vetuste, delisting per le cure che oggi si possono ricevere in ambulatorio senza passare per ricovero o day hospital, riclassificazione di gruppi di patologie e inserimento di nuove malattie sotto l’ombrello Lea. Mentre il medico, quando prescrive, dovrà riportare sulla ricetta la diagnosi o il sospetto diagnostico; e attenersi, per prestazioni ad alto costo o a rischio di inappropriatezza, a condizioni di erogabilità e indicazioni prescrittive. E i nuovi Lea inaugurano la formula “reflex”: di due accertamenti, il secondo viene eseguito solo se l’esito del primo lo richiede.

La funzione dei Lea
Dal medico di base al pronto soccorso, dalle analisi del sangue alle visite specialistiche, la nostra “vita sanitaria” si svolge in buona parte nel solco dei Lea, diretta derivazione dell’articolo 32 della Costituzione, che ha contribuito a fare del Servizio sanitario italiano uno dei migliori al mondo. Eppure, è la nostra esperienza quotidiana di pazienti a farci toccare con mano le inefficienze del sistema. Complice una crisi economica che non dà tregua, complici, anche, i danni di un federalismo sanitario mal interpretato, i Lea non per tutti sono a portata di mano. Anzi. Lo dicono i dati sulla spesa “out of pocket” dei cittadini: oltre 34 miliardi secondo il Censis. Soldi sonanti usciti dalle tasche di quanti, non trovando risposte nel Ssn, si fanno carico delle cure. Chi può, beninteso. Troppe disparità regionali, liste d’attesa infinite, ospedali poco sicuri. Ed è questa l’impasse che si punta a risolvere con i nuovi Lea.

L’iter
Messi a punto dalla ministra Beatrice Lorenzin a inizio 2015 in attuazione del Patto per la salute, sono poi andati in stand-by per le perplessità del ministero dell’Economia sulle coperture. Approvato con una serie di emendamenti dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 settembre scorso, ora lo schema di Dpcm che aggiorna i Lea tutt’ora vigenti è all’esame del Parlamento. Che dovrà esprimersi entro il 5 dicembre. Dopo il vaglio, atteso a fine mese, delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio. La copertura finanziaria è la prima preoccupazione. Formalmente, i nuovi Lea vedranno la luce, con due anni di ritardo sulla tabella di marcia, nel 2017, quando il Dpcm avrà completato l’iter di approvazione. Poi si tratterà di applicarli, con le risorse disponibili: la legge di Stabilità 2016 ha “blindato” su questo obiettivo 800 milioni del Fondo sanitario nazionale. Ma i governatori non ritengono sostenibile affrontare la rivoluzione Lea solo con quelle risorse. Negli anni una manciata di regioni si è “portata avanti”, ampliando o innovando il menù delle prestazioni essenziali. Ma ci sono realtà dove l’accesso ai Lea è una corsa a ostacoli.

L’impatto sui ticket
Il restyling del perimetro Lea, non si preannuncia però indolore: il contraltare del risparmio di 50 milioni di euro sui ricoveri, sarà l’extra carico di ticket d’ambulatorio – 18,1 milioni – sulle spalle dei cittadini. Per il “tunnel carpale” così come la cataratta “semplice”, per esempio, si pagherà il ticket. Non solo. C’è allerta sul nuovo Nomenclatore protesi, fermo al 1999. L’aggiornamento sorvola sulla personalizzazione dei presidi, anche se resta la ripartizione tra dispositivi “su misura” e dispositivi “di serie”. E non è chiaro chi pagherà i presidi più innovativi. La riabilitazione oncologica è un rebus. Il cahier de doleances è lungo. I rischi ci sono. I governatori chiedono di rinviare l’immissione nei Lea, per esempio, di prestazioni ad alto costo come l’adroterapia, cura d’avanguardia destinata ai tumori radio-resistenti. La richiesta è: avanti piano. Intanto, bisogna partire.

Di Barbara Gobbi


Farmaci e medici i punti caldi della manovra

La legge di bilancio. Focus anche su efficienza organizzativa e nuova governance della spesa

Da Il Sole 24 ORE del 21-11-2016

Farmaci e personale sono i capitoli caldi della manovra 2017 per la sanità. Con i medici dipendenti del Ssn sul piede di guerra e pronti allo sciopero lunedì 28 novembre se nell’atteso maxiemendamento del Governo non saranno recepite le richieste della categoria. E il pacchetto pharma osservato speciale delle Regioni (ma non solo) che vogliono ridimensionare i “bonus” all’industria e privilegiare i risparmi.

Più in generale, il Ddl di bilancio 2017 fa rotta su efficienza organizzativa, nuova governance della spesa farmaceutica e farmaci innovativi. Con un Fondo sanitario nazionale (Fsn) che aumenta di due miliardi, ma solo nel 2017, per un totale di 113. Per poi passare a 114 nel 2018 e a 115 nel 2019. Ma va sottolineato che il miliardo aggiuntivo è vincolato a farmaci innovativi, oncologici e piano vaccini.

Efficienza fa rima con sanità digitale, o almeno dovrebbe. E la priorità della manovra è quella di imprimere un’accelerazione sull’interoperabilità dei Fascicoli sanitari elettronici, ossia quei documenti digitali che contengono tutta la storia clinica del paziente, compreso il dossier farmaceutico. E che per funzionare devono innanzitutto interagire.

Un altro capitolo fondamentale è il pacchetto di misure che rivede le norme per la gestione della spesa farmaceutica, che nel 2015 ammontava a oltre 18 miliardi tra territoriale e ospedaliera, con uno sforamento di quest’ultima pari a oltre un miliardo e mezzo rispetto al tetto prefissato. Un rosso ormai “cronico” che nel 2016 è stimato a quota 2 miliardi, anche a causa dell’arrivo sul mercato di medicinali innovativi particolarmente costosi, come i farmaci per l’eradicazione dell’epatite C. Per questo motivo, la manovra 2017 prevede una rivisitazione dei tetti di spesa. La percentuale di incidenza della spesa farmaceutica complessiva sul Fsn rimane fissata al 14,85%, ma cambiano le percentuali delle sue componenti: la farmaceutica territoriale, che assume la denominazione di “tetto della spesa farmaceutica convenzionata”, scende dall’11,35 al 7,96% mentre la farmaceutica ospedaliera, ora comprensiva della spesa per i farmaci acquistati in distribuzione diretta e per conto, denominata “tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti”, sale dal 3,5 al 6,89 per cento.

Per garantire l’accesso alle terapie innovative per il maggior numero di pazienti, al di fuori dei tetti di spesa, si prevede l’istituzione di due Fondi, a partire dal 2017 con una dotazione di 500 milioni ciascuno a valere sul Fsn, dedicati rispettivamente ai medicinali innovativi e agli oncologici innovativi.

I criteri per definire l’innovatività, che determineranno l’inserimento di un farmaco nei due Fondi, saranno decisi da una determina del direttore generale dell’Agenzia nazionale del farmaco. Ma in ogni caso il carattere di innovatività non può permanere più di 36 mesi.

Una serie di misure regolamenta l’acquisto di farmaci biologici a brevetto scaduto da parte delle centrali d’acquisto con l’intento di promuovere una maggiore concorrenza sui prezzi preservando al contempo la libertà del medico prescrittore e la continuità di cura. Altri 100 milioni per il 2017 (che diventano 127 milioni nel 2018 e 186 nel 2019) sono invece destinati al nuovo Piano nazionale vaccini.

Intanto i camici bianchi aspettano al varco un testo più avanzato del ddl di bilancio. Secondo i sindacati dei dottori dipendenti, la manovra 2017 si è infatti dimenticata di medici, veterinari e sanitari. In particolare, i finanziamenti per il rinnovo contrattuale, dopo sette anni di blocco, sono giudicati incerti ed esigui e i medici reclamano misure che consentano di governare l’innovazione e premiare merito e produttività, ovvero quel necessario aumento di offerta assistenziale necessario ad alleviare il grave problema delle liste d’attesa.

Di Rosanna Magnano

 

 

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