Notiziario AIOM

Scontro sul test anti-cancro ‘Non predice la malattia’

Dopo la puntata di Porta a Porta dedicata al metodo Paterlini-Bréchot insorgono gli oncologia italiani: “nessuna prova scientifica, solo business”

Da la Repubblica del 4-5-2017

«Dottore, dove posso fare il test per sapere se mi verrà il cancro?». La domanda ha assillato negli ultimi giorni molti medici italiani. È il frutto perverso della serata di Porta a Porta in cui la dottoressa Patrizia Paterlini-Bréchot ha raccontato la sua esperienza di ricercatrice (riassunta nel libro Uccidere il cancro) ma soprattutto ha presentato il suo test Iset di Citopatologia Sanguigna: un prelievo del sangue capace (secondo lei) di “predire” i tumori che eventualmente verranno. Un test che lei ha brevettato e che si vende a 488 euro in alcuni centri diagnostici attraverso la Rarecells Diagnostics Sas. Ma che, a detta della comunità scientifica, è solo una promessa. Paterlini nel salotto di Vespa ha pattinato, rischiando di scivolare. Perché il suo test, come peraltro diversi altri simili, è stato sperimentato su pazienti che hanno già avuto un tumore; ma non ci sono prove che sia capace di predire un cancro.

La dottoressa, però, in trasmissione questo proprio non lo ha detto. Ed è un fatto che all’Sdn, importante centro diagnostico napoletano, Iset si venda e venga pubblicizzato sul sito Internet cosi: «Può essere effettuato anche su soggetti senza una precedente diagnosi di tumore». Anche se il giovane dottore che ci risponde al telefono cade dalle nuvole: «Il test Iset non serve se lei non ha già una diagnosi di tumore. Comunque, lei l’esame lo può fare lo stesso anche se non ha avuto un cancro: se il suo medico glielo prescrive. Costa 488 euro, ma così non serve a niente». Perché, anche se fosse in grado di identificare delle cellule tumorali in una persona “sana”, nessuno saprebbe dire da dove provengono e quindi qual è l’organo colpito. E dove, eventualmente, andare a curare.

Insomma, che cosa è davvero la scoperta della modenese Patrizia Paterlini, che sbarca a Parigi, si appassiona alla ricerca oncologica, si innamora e sposa il suo capo all’Università Paris-Descartes, il potente professor Christian Bréchot? Esiste davvero un esame che può leggere nel nostro sangue se stiamo per ammalarci di cancro? «Molti centri di ricerca lavorano su questa tematica, anche in Italia: il test è già utilizzato per selezionare il farmaco migliore per contrastare certi tumori del polmone. Ma non esistono dati credibili per il suo uso come diagnosi precoce. Anzi, quel che sappiamo è che in presenza di masse tumorali evidenti alla radiografia, il test non è sempre positivo», spiega uno degli oncologi italiani più celebrati nel mondo, Pierfranco Conte, direttore dell’Oncologia medica dell’Istituto oncologico Veneto (Iov) di Padova. Che rincara la dose: «È certamente una linea di ricerca interessante, ma il contributo di Paterlini-Bréchot è risibile: le affermazioni espresse nella trasmissione e in varie interviste non sono supportate minimamente da dati scientifici e il tutto mi sembra riconducibile ad una promozione commerciale».

Insomma, è difficile che si avveri la previsione di Bruno Vespa che la scoperta «potrebbe valere il Nobel» alla sua ospite. «Più facile che il Crotone vinca la Champions League», chiosa Conte. Che conferma il giudizio lapidario espresso dall’Associazione di oncologia medica (Aiom) attraverso un comunicato indignato del suo presidente, Carmine Pinto. Ma Vespa non vuole certo litigare con gli oncologi, che hanno ottenuto di andare a Porta a Porta a spiegare perché il test della dottoressa Paterlini non è la “rivoluzione” anticancro che lei ha annunciato. E che molti hanno preso sul serio, tanto che su Change.org si può firmare una petizione per far sì che l’Iset venga reso disponibile gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale. Col che quei 488 euro diventerebbero a carico della fiscalità generale. E i coniugi Paterlini-Bréchot diventerebbero ricchi.

Di Massimo Razzi

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