Notiziario AIOM

HIGHLIGHTS IN CENTRAL NERVOUS SYSTEM TUMORS

All’ASCO di quest’ anno per neoplasie cerebrali sono stati presentati dati interessanti relativi al ruolo di IDH e agli effetti terapeutici dei farmaci inibitori di questo gene.

IDH, quando mutato, determina una migliore prognosi nei gliomi, e può conferire anche un quadro di BRCAness in grado di sensibilizzare alcuni trattamenti mirati, come ad esempio gli inibitori di PARP. È stato presentato uno studio di fase 2 da Ducray e Colleghi in cui però olaparib non ha dimostrato di essere efficace nei pazienti con recidiva di glioma ad alto grado IDH mutato.

Per quanto riguarda invece gli inibitori diretti di IDH1 e 2 come ivosidenib e vorasidenib, i dati prodotti da Lu e Colleghi hanno suggerito che l’inibizione di IDH porti ad una modulazione dell’immunità intratumorale e anche a un pattern genetico maturativo. Questo spiega perché abbiamo un chiaro rallentamento del metabolismo cellulare e della crescita delle neoplasie con questa mutazione quando trattate con questi farmaci.

Un altro studio interessante è stato lo studio randomizzato di Fase 3 promosso da EORTC che andava a valutare marizomib, un inibitore del proteasoma, nel glioblastoma di nuova diagnosi combinato con radio-chemioterapia confrontato con la chemioradioterapia standard. Lo studio purtroppo è stato negativo sia per sopravvivenza globale che per progressione, con aumento degli effetti collaterali.

Larotrectinib, un inibitore di NTRK, è stato analizzato sia in una popolazione di pazienti pediatrici che adulti. I risultati più interessanti sono stati riscontrati in popolazione pediatrica mentre in quella adulta i dati sono più limitati e non particolarmente rilevanti.

Infine, poiché purtroppo i risultati degli studi con terapie target in questi anni sono frequentemente falliti, è sorta la necessità di disegnare studi che permettano di verificare rapidamente l’efficacia dei farmaci. Sono partiti e sono attualmente attivi studi con disegno adattivo, come gli studi AGILE e INSIGhT. Quest’anno all’ASCO sono stati presentarti i dati di alcuni bracci di questi studi che mostrano come questo tipo di disegno statistico può portare a una riduzione di pazienti randomizzati fino al 50%, in caso di farmaci non efficaci.

Enrico Franceschi

 

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