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Cancer Discovery. LA RISPOSTA ANTICORPALE A 6 MESI AI VACCINI ANTI-COVID-19 NEI PAZIENTI CON TUMORI SOLIDI È SIMILE A QUELLA DELLA POPOLAZIONE GENERALE

Sei mesi dopo aver ricevuto la seconda dose di vaccino Pfizer-BioNTech, i pazienti con tumori solidi mantengono livelli di anticorpi anti COVID-19 simili a quelli delle persone non affette da cancro.

Sei mesi dopo la seconda dose di vaccino Pfizer-BioNTech (BNT152b2) contro il COVID-19, i pazienti con tumori solidi mantengono livelli anticorpali simili a quelli delle persone non affette da cancro. Lo confermano i dati di uno studio pubblicato in Cancer Discovery.1

I risultati hanno mostrato che, 6 mesi dopo la seconda dose di vaccino, il 79% dei pazienti con tumori solidi era sieropositivo agli anticorpi rispetto all’84% delle persone sane. Tuttavia il livello degli anticorpi in entrambi i gruppi è diminuito in modo significativo dal momento della vaccinazione.

“Nel nostro studio abbiamo osservato che per tutti gli esiti clinici, compresi immunogenicità, tasso di infettività durante il periodo di 6 mesi e sicurezza, i pazienti con tumori solidi mostravano un andamento simile alla popolazione generale”, afferma l’autrice principale dello studio Irit Ben-Aharon, MD, PhD, direttrice del dipartimento di Oncologia al Rambam Health Care Campus in Israele.2

Anche se i vaccini disponibili contro il COVID-19 hanno presentato un’efficacia elevata nella popolazione generale, la loro sicurezza ed efficacia a lungo termine nei pazienti con cancro era ancora sottostimata. Inoltre, i pazienti oncologici in terapia cititossica o con agenti immunomodulatori non potevano partecipare agli studi sui vaccini, motivo che corrisponde a una necessità non soddisfatta per analizzare l’efficacia degli stessi in questa popolazione.

Sebbene sia stato suggerito che tutti i pazienti oncologici sono a rischio aumentato di infezione COVID-19, recenti studi hanno indicato che gli esiti clinici e i sintomi variano significativamente a seconda del tipo di tumore e della terapia. Inoltre, i dati sull’efficacia del vaccino nei pazienti affetti da cancro hanno mostrato simile efficacia e sicurezza a lungo termine rispetto ai pazienti sani.

In questo studio, gli investigatori hanno cercato di esaminare la sicurezza e l’efficacia a lungo termine del vaccino anti COVID-19 in questa popolazione 6 mesi dopo la vaccinazione completa.

Lo studio ha arruolato pazienti con tumori solidi attualmente in terapia antitumorale e li ha seguiti per 6 mesi dopo la somministrazione della seconda dose di vaccino. I pazienti dovevano essere in terapia durante tutto il periodo considerato.

Globalmente, nella coorte dello studio, gli investigatori hanno arruolato 154 pazienti con tumori solidi, oltre a 135 persone sane della stessa età. Nella coorte originale, erano stati arruolati 88 pazienti, a cui successivamente sono stati aggiunti altri 64 che soddisfacevano i criteri di inclusione.

Nella coorte con tumori solidi, l’età mediana era 66 anni (intervallo: 32-87), più della metà costituita da maschi (55%). Nella coorte di controllo, il 56% era rappresentato da donne con età mediana di 63 anni (intervallo: 50-87).

La maggior parte dei pazienti oncologici arruolati presentava malattia metastatica (84%) e i tumori più comuni interessavano l’apparato gastrointestinale (36%), polmone (23%), seno (17%) e genitourinario (11%). Inoltre, la terapia antitumorale più comune tra i pazienti era la chemioterapia (62%), seguita dagli agenti biologici (36%) e dall’immunoterapia (30%).

Ulteriori dati mostrano che la chemioterapia era maggiormente associata a una condizione sierologica sieronegativa, rispetto ad altre tipologie di trattamento (27% vs 10%; rapporto di probabilità [OR]: 0,31; p = 0,02), e le donne avevano maggior probabilità di risultare sieropositive rispetto agli uomini (93% vs 75%; OR 0,21; p = 0,004).

Oltre a ciò, nella coorte dei pazienti oncologici è stato documentato 1 caso di infezione COVID-19 grave che ha richiesto il ricovero in ospedale.

In termini di sicurezza, l’aumento dei livelli di enzimi epatici è stato osservato nel 10% dei pazienti affetti da cancro fino a 6 settimane dopo la prima dose di vaccino. Inoltre, una diagnosi recente di linfoadenopatia regionale è stata riportata nel 5% degli esami CT/PET. Tuttavia, tutti gli eventi avversi si sono risolti nel periodo di studio.

Oltre a quanto riportato, la vaccinazione ha causato rallentamenti delle terapie antitumorali nel 6% dei pazienti, tutti in chemioterapia. I ritardi erano dovuti principalmente a neutropenia, lieve trombocitopenia e neutropenia con herpes labiale.

Gli autori dello studio concludono che “le caratteristiche di immunogenicità ed efficacia del vaccino anti-COVID-19 Pfizer-BioNTech nei pazienti con tumori solidi in trattamento antitumorale endovenoso attivo 6 mesi dopo la vaccinazione è simile a quello della popolazione generale. Le lievi differenze evidenziate tra le due coorti dopo la vaccinazione sono scomparse nel tempo. Nonostante ciò, a causa dell’incertezza sull’efficacia prolungata del vaccino nella popolazione generale e delle recenti segnalazioni sull’aumento dei tassi di infezione tra i vaccinati, è fondamentale seguire le raccomandazioni sanitarie per la riduzione del rischio di contagio”.

Bibliografia
  1. Waldhorn I, Holland R, Goshen-Lago T, et al. Six month efficacy and toxicity profile of BNT162b2 vaccine in cancer patients with solid tumors. Cancer Discovery. Published online September 2, 2021. doi:10.1158/2159-8290.CD-21-1072
  2. Six-month efficacy of Pfizer/BioNTech COVID-19 vaccine in patients with solid tumors similar to general population. News release. American Association for Cancer Research. September 2, 2021. Accessed September 2, 2021.

 

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