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La lettera su Jama Oncology. IL RISCHIO COVID NON GIUSTIFICA IL RITARDO NEI TRATTAMENTI ANTI-TUMORALI

Secondo una lettera di ricerca pubblicata su Jama Oncology, non bisognerebbe rimandare i trattamenti anti-tumorali attivi per evitare il contagio da Sars-CoV-2.

“Le interazioni tra cancro e suscettibilità al Covid-19 sono poco conosciute. I primi rapporti suggerivano un rischio più elevato di Covid-19 nei pazienti con cancro non selezionati in modo specifico in relazione alla terapia antitumorale, ma mancano dati sulla trasmissione della malattia tra i pazienti sottoposti a trattamento anti-tumorale” spiega Carlo Aschele, Direttore Oncologica dell’Ospedale Sant’Andrea di La Spezia, primo firmatario della lettera.

Per calcolare il tasso di infezione da Sars-CoV-2 tra i pazienti sottoposti a questo tipo di trattamento, sono stati raccolti i dati sulle persone gestite presso 118 Unità di Oncologia Medica affiliate al Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (CIPOMO). Il numero di persone affette da Covid-19 in tale popolazione è stato quindi confrontato con i dati della popolazione italiana generale nello stesso periodo di tempo. L’analisi dei dati ha mostrato che, su 59.989 pazienti che hanno ricevuto un trattamento anti-tumorale tra il 15 gennaio 2020 e il 4 maggio 2020, 406 persone (con un’età media di 68 anni) hanno sviluppato Covid-19, confermato tramite test Pcr.

L’83% di questi individui era sintomatico e il 77% ha avuto necessità di ricovero. Tra i tumori, il più rappresentato era quello del polmone (22%) e, tra i trattamenti, il più diffuso era la chemioterapia (62%), seguita dalle terapie mirate (18,2%) e dall’immunoterapia (10,1%). Il tasso di infezione, pari allo 0,68%, è risultato più elevato rispetto a quello della popolazione italiana generale, ed è risultato variabile in base all’area geografica di residenza, mantenendosi comunque sempre sotto l’1%.

Gli esperti ritengono che questa situazione non rifletta una maggiore suscettibilità biologica a Sars-CoV-2, ma che dipenda dalla diversa distribuzione per età dei gruppi considerati, dato che i pazienti oncologici sono in media più anziani rispetto alla popolazione generale, e da una maggiore probabilità di esposizione virale per chi ha il tumore a causa di visite ospedaliere continue. Il fatto che i tassi di infezione tra i pazienti con cancro siano più bassi nelle aree con gradi inferiori di diffusione del Covid-19 sembrano confermare questa ipotesi.

Questo studio fornisce la prima stima dei tassi di infezione da Covid-19 in persone con cancro in trattamento attivo considerando una popolazione di circa 60mila pazienti curati in più di 110 centri. Gli autori ritengono che il tasso di infezione sia basso rispetto ai benefici ottenibili con la maggior parte dei trattamenti oncologici e che, da un punto di vista clinico, la bassa probabilità di infezione tra questi pazienti supporti la continuazione della maggior parte dei trattamenti oncologici in ambito adiuvante e metastatico.

Bibliografia