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National Cancer Institute. DICHIARAZIONE CONGIUNTA PER IL RITORNO ALLA VACCINAZIONE ANTI HPV

I medici e gli scienziati americani dei centri oncologici designati dal National Cancer Institute (NCI) insieme ad altre organizzazioni hanno diffuso recentemente una dichiarazione congiunta sollecitando i sistemi sanitari nazionali, i medici, i genitori, i bambini e i giovani adulti a riprendere le vaccinazioni contro il papillomavirus (HPV). Il calo delle visite annuali e delle immunizzazioni durante la pandemia COVID-19 ha causato un significativo gap vaccinale e un ritardo nei servizi di prevenzione tra i bambini e gli adolescenti americani, specialmente per quanto riguarda il vaccino contro il papillomavirus.

La pandemia ha inoltre evidenziato le disuguaglianze nella sanità, mettendo i neri, gli indigeni e le altre persone di colore, i residenti delle zone rurali e gli adolescenti appartenenti a minoranze sessuali a maggior rischio per la mancata somministrazione di questo vaccino per la prevenzione del cancro.

Circa 80 milioni di americani, 1 su 4, sono colpiti da HPV, un virus che causa sei tipi di cancro. Tra quei milioni, circa 36.000 quest’anno riceveranno una diagnosi di cancro correlato a HPV. Nonostante questi numeri e la disponibilità del vaccino per la prevenzione delle infezioni da HPV, i tassi di vaccinazione rimangono significativamente bassi rispetto ad altri vaccini raccomandati negli Stati Uniti. Anche prima della pandemia COVID-19, i tassi di vaccinazione contro HPV rimanevano inferiori rispetto ad altri vaccini di routine raccomandati e ai tassi di altri Paesi. Secondo i dati del 2019 del Centers for Disease Control and Prevention (CDC), poco più della metà (54%) degli adolescenti era stato vaccinato contro l’HPV.

E’ la quarta volta che i centri oncologici designati da NCI si riuniscono per lanciare un invito all’azione a livello nazionale. Tutti i 71 centri unanimemente condividono l’obiettivo di diffondere un messaggio potente sull’importanza della vaccinazione contro l’HPV per l’eliminazione dei tumori che ne conseguono.

I cambiamenti dovuti alla pandemia

All’inizio della pandemia, i tassi di vaccinazione contro HPV tra gli adolescenti sono scesi del 75%, lasciando una coorte di ragazzi priva della vaccinazione. Da marzo 2020, si stima che 1 milione di dosi siano state perse da adolescenti con l’assicurazione pubblica, un calo del 21% rispetto ai livelli pre-pandemia. Gli adolescenti con assicurazione privata potrebbero aver perso centinaia di migliaia di dosi di vaccino contro l’HPV.

Gli Stati Uniti dal 2006 raccomandano la vaccinazione di routine contro l’HPV per le femmine e dal 2011 per i maschi. Le attuali raccomandazioni prevedono la vaccinazione di routine a 11 o 12 anni o dai 9 anni. Il recupero della vaccinazione è raccomandato fino ai 26 anni. Gli adulti dai 27 ai 45 anni dovrebbero rivolgersi alle autorità sanitarie per la vaccinazione, perché alcune persone non vaccinate potrebbero beneficiarne. La prassi per il vaccino contro l’HPV prevede due dosi per i bambini, la prima dose a 9 anni e la seconda entro i 14 e tre dosi per quelli che fanno la prima dose a 15 anni o in seguito e per le persone immunocompromesse.

I centri oncologici NCI invitano i genitori a far vaccinare gli adolescenti il più presto possibile. I CDC recentemente hanno autorizzato la vaccinazione contro il COVID-19 ai ragazzi tra i 12 e i 15 anni, permettendo la vaccinazione contemporanea dei vaccini di routine raccomandati, compreso quello contro l’HPV. I centri oncologici sollecitano l’azione dei sistemi sanitari e dei fornitori di servizi per identificare e contattare gli adolescenti in età di vaccinazione e usare ogni opportunità per incoraggiare e somministrare la vaccinazione.

Maggiori informazioni su HPV sono disponibili ai siti CDC e National HPV Vaccination Roundtable.

 

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