Notiziario AIOM

Lo studio. LA VARIANTE INGLESE DEL COVID-19 È PIÙ TRASMISSIBILE MA NON CAUSA MALATTIA PIÙ GRAVE

La variante B.1.1.7 del Covid-19 identificata per la prima volta in Gran Bretagna, e definita come altamente contagiosa, non causa una malattia più grave nei pazienti ricoverati, secondo un nuovo studio pubblicato su “Lancet Infectious Diseases”.

Il ceppo era stato identificato in Gran Bretagna alla fine del 2020 ed è diventato la variante più comune negli Stati Uniti, secondo i Centers for Disease Control and Prevention. “I nostri dati, nel contesto e nei limiti di uno studio del mondo reale, forniscono una rassicurazione iniziale sul fatto che la gravità della malattia nei pazienti ricoverati in ospedale con B.1.1.7 non è nettamente diversa dalla gravità in quelli colpiti da altre varianti”, afferma Dan Frampton, dello University College di Londra, primo autore del lavoro. Nello studio sono stati analizzati i dati di un gruppo di 496 pazienti con Covid-19 ricoverati negli ospedali britannici a novembre e dicembre dello scorso anno, confrontando i risultati in pazienti infettati dal ceppo B.1.1.7 o da altre varianti. Ebbene, l’analisi non ha fatto emergere differenze nei rischi di malattia grave, morte o altri esiti clinici nei pazienti in tutte le varianti analizzate. Un secondo studio sull’argomento, pubblicato su “Lancet Public Health”, conferma che la differenza nei sintomi non è sostanziale. “La mancanza di cambiamento nei sintomi identificati nel nostro lavoro indica che le infrastrutture di test e sorveglianza esistenti non devono cambiare specificamente per la variante B.1.1.7”, spiega Mark Graham, del King’s College di Londra, autore principale dello studio. I ricercatori di questo secondo lavoro hanno inoltre concluso che è probabile che i vaccini siano efficaci contro la variante britannica, poiché non vi è stato alcun aumento apparente del tasso di reinfezione rispetto alle varianti diverse. Gli autori di entrambi gli studi, comunque, confermano quanto detto in precedenza sulla trasmissibilità della variante B.1.1.7, che risulta essere di circa il 40%-70% maggiore rispetto a quella dei ceppi dominanti in precedenza.

Bibliografia
  1. Lancet Infectious Diseases 2021. Doi: 10.1016/S1473-3099(21)00170-5
    https://doi.org/10.1016/S1473-3099(21)00170-5
  2. Lancet Public Health 2021. Doi: 10.1016/S2468-2667(21)00055-4
    https://doi.org/10.1016/S2468-2667(21)00055-4

 

Panoramica privacy
AIOM

Questo sito utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione sul sito. Di questi, i cookies che sono categorizzati come necessari sono memorizzati nel tuo browser come essenziali per il funzionamento delle funzionalità di base del sito. Usiamo inoltre cookies di terze parti che possono aiutarci ad analizzare e capire capire come usi il sito. Questi cookies saranno memorizzati nel tuo browser solo con il tuo consenso. Inoltre hai anche dei cookies opzionali. Ma la disattivazione di questi cookies potrebbe avere effetti sulla tua esperienza di navigazione.

Per saperne di più sulla nostra cookie policy clicca qui: Privacy & Cookie

Cookie strettamente necessari

I cookies necessari sono indispensabili per le funzionalità del sito. Questa categoria include solo i cookies per le funzionalità di base e sulla sicurezza del sito. Questi cookies non memorizzano nessun dato personale.

Se disabiliti questo cookie, non saremo in grado di salvare le tue preferenze. Ciò significa che ogni volta che visiti questo sito web dovrai abilitare o disabilitare nuovamente i cookie.

Cookie di terze parti

Qualsiasi cookies non necessario alle funzionalità del sito, vengono usati per memorizzare dati personali via analytics, pubblicità e altri.