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Tumore del seno. USA, TASSI DI SCREENING MAMMOGRAFICO DURANTE LA PANDEMIA

Analizzando gli effetti più ampi della pandemia da COVID-19 sulla salute e sul benessere, gli esperti di salute pubblica hanno preso in esame i tassi di screening per il cancro.

Un nuovo studio che considera i tassi degli screening mammografici negli Stati Uniti durante i primi cinque mesi della pandemia ha riscontrato sia il forte rimbalzo dei tassi di screening per il tumore del seno che un deficit cumulativo preoccupante nelle mammografie dovuto ad appuntamenti mancati, così come disparità negli screening in base all’etnia. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute. Condotto da ricercatori della Breast Cancer Surveillance Coalition (BCSC), un network nazionale dei registri degli esami di imaging senologici finanziato a livello federale, lo studio ha cercato di quantificare l’impatto della pandemia COVID-19 sia sugli screening per il tumore al seno che sui servizi di mammografia diagnostica negli Stati Uniti. I risultati indicano che, nonostante il notevole calo nei primi mesi della pandemia, i volumi delle mammografie sono risaliti fortemente nella primavera del 2020, quando le strutture sanitarie hanno adottato nuovi protocolli per garantire la sicurezza dello staff e dei pazienti. Ad aprile 2020, l’utilizzo degli screening mammografici rappresentava solo l’1% del volume previsto con riferimento ai dati storici comparativi. Tuttavia, entro luglio 2020 i tassi erano rimbalzati a circa il 90% del volume pre-pandemia. Risultati simili sono stati osservati per l’imaging diagnostico del seno, al contrario dello screening, con volumi saliti al 100% a luglio 2020. I ricercatori fanno comunque notare che rimane un notevole deficit cumulativo negli screening mammografici a causa degli appuntamenti mancati tra marzo e maggio 2020 e, nell’ottica di ridurre il deficit, è necessario che i tassi di screening raggiungano livelli superiori a quelli pre-pandemia. I ricercatori hanno evidenziato che le tendenze negli screening mammografici erano simili per età e fattori di rischio, ma hanno identificato disparità di etnia, con un rimbalzo minore nel volume delle mammografie tra le donne ispaniche e asiatiche. Il calo degli screening e dei tassi degli esami di imaging diagnostico potrebbero causare ritardi nelle diagnosi e un aumento della morbilità e della mortalità per tumore del seno. La Breast Cancer Surveillance Coalition sottolinea che è necessario porre una maggiore attenzione per capire quali sono gli ostacoli specifici all’utilizzo dell’assistenza sanitaria durante la pandemia e per mettere a punto gli interventi per superarli.

L’autore principale e ricercatore del UVM Cancer Center, Brian Sprague, professore associato di Chirurgia all’University of Vermont Larner College of Medicine, evidenzia che è in corso una nuova ricerca di BCSC per analizzare l’impatto della riduzione dell’utilizzo della mammografia durante la pandemia sulla diagnosi del tumore del seno e sui risultati. “Questa fotografia a livello nazionale è importante perché ci aiuta a focalizzare la ricerca, la divulgazione e l’intervento per colmare le lacune forse create o accentuate dalla pandemia”, afferma Sprague.

 

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