Il 27 febbraio 2020, il Journal of Thoracic Oncology pubblicò uno studio relativo a due pazienti di Wuhan, Cina, sottoposti poco prima a lobectomie polmonari per adenocarcinoma a cui fu diagnosticato retrospettivamente il COVID-19 al momento dell’intervento. Undici mesi dopo, la comunità dei ricercatori sul tumore del polmone si è riunita virtualmente – a causa della pandemia – in occasione dell’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC) 2020 World Conference on Lung Cancer (WCLC) Singapore. In un press briefing durante il meeting, i ricercatori hanno condiviso i risultati delle ricerche che hanno analizzato la relazione tra COVID-19 e tumore del polmone.
Il briefing con la stampa è stato moderato dal Presidente Eletto di IASLC Heather Wakelee, responsabile della Divisione di Oncologia Medica alla Stanford University e Vice Direttore dello Stanford Cancer Institute. Il rappresentante dei pazienti, Ivy Elkins, Co-fondatore dell’associazione EGFR Resisters e membro dello IASLC Lung Cancer News Editorial Group, ha contribuito portando i punti di vista delle associazioni.
L’impatto sulla salute mentale
Il timore di contrarre COVID-19 è palpabile tra i pazienti con tumore del polmone e tre nuovi studi hanno sottolineato quanto si sentano vulnerabili mentre affrontano la pandemia. Domenico Galetta, del Dipartimento di Oncologia Medica toracica dell’Istituto Oncologico IRCCS di Bari, ha esaminato 176 pazienti con tumore del polmone, del seno e linfoma, per verificare i segnali di stress psicologico causati da COVID-19 e dalle misure di lockdown messe in atto per la pandemia. Il suo gruppo di studio ha rilevato che circa un quarto dei pazienti ha mostrato sintomi gravi di disturbo post-traumatico da stress (post traumatic stress disorder, PTSD), con livelli maggiori nelle donne rispetto agli uomini (Poster, FP06.04). “I pazienti con tumore del polmone presentano livelli di stress maggiori rispetto agli altri gruppi. Questa condizione rischia di essere trascurata dalle preoccupazioni cliniche, per cui sottolineiamo (nel nostro abstract) l’importanza di porre ancora più attenzione alle necessità psicologiche dei pazienti,” ha affermato il dott. Galetta.
Un altro studio condotto dalla LUNGevity Foundation di Chicago (Abstract MA07.08) ha confermato questi risultati. Il Gruppo ha intervistato 302 pazienti con tumore del polmone relativamente all’ansia per l’accesso alle cure oncologiche, la preparazione del paziente nei confronti delle cure da affrontare, la necessità di informazioni durante la pandemia COVID-19. Nel complesso, il 96% degli intervistati era preoccupato che la pandemia potesse influire sulle cure oncologiche e il 46% ne ha riferito l’interruzione, compreso il fatto di non poter vedere il proprio medico. Un altro 18% ha riportato una maggiore difficoltà nel ricevere le cure appropriate e il 45% la preoccupazione per l’accesso alle cure post-pandemia.
“Il nostro studio rivela che i pazienti con tumore del polmone continuano a sentirsi vulnerabili e non sufficientemente in grado di affrontare le cure dopo il ricovero. Infatti, i fattori specifici relativi al paziente (lo status del trattamento) e la casistica locale di COVID-19 sono importanti predittori delle preoccupazioni dei pazienti. L’accesso alle cure dovrebbe essere considerato sistematicamente, sia durante il colloquio medico-paziente che nella stesura del piano terapeutico,” secondo Jessica Selig, membro della LUNGevity Foundation.
L’importanza delle organizzazioni di supporto
In un periodo in cui i pazienti hanno una maggiore necessità di servizi di supporto, compreso quello psicologico, le organizzazioni che li forniscono riferiscono che le loro risorse hanno subito ripercussioni negative durante la pandemia. La Global Lung Cancer Coalition (GLCC) riunisce 40 organizzazioni di pazienti in 29 Paesi, dedicate a migliorare la situazione dei pazienti con tumore del polmone. La GLCC ha condotto un sondaggio tra i membri e ha evidenziato che il 64% riceve maggiori richieste dai pazienti con tumore polmonare rispetto ai tempi pre-pandemia, ma il 67% ha chiuso o interrotto i servizi come i gruppi di supporto e i seminari (Abstract MA07.07). La GLCC riferisce che il 18% delle organizzazioni intervistate ha aggiunto nuovi programmi come nuovi servizi digitali (comprese chiamate ai pazienti e consulti online), estensione degli orari di assistenza e nuovi contenuti online.
“Le associazioni di pazienti e le organizzazioni di supporto stanno offrendo maggior aiuto ai pazienti durante la pandemia. Tuttavia molte organizzazioni hanno notato una diminuzione dei finanziamenti, che rende ancor più difficile continuare o implementare i programmi di supporto. Le organizzazioni di pazienti hanno necessità di un supporto finanziario urgente per soddisfare le maggiori esigenze dei pazienti e, alcune, per sopravvivere,” ha dichiarato Matthew Peters, del Concord Hospital, Concord, Australia.
L’effetto della pandemia sull’accesso alla diagnosi o alle cure del tumore del polmone
Uno studio condotto da un gruppo diretto da Roxana Reyes, dell’Hospital Clínic de Barcelona, Thoracic Oncology Group (Barcellona), ha raccolto i dati dei nuovi casi di tumore del polmone diagnosticati in due periodi – durante la pandemia COVID-19 e nello stesso periodo del 2019 – e ha riportato una diminuzione del 38% del numero dei casi diagnosticati durante la pandemia COVID-19 (Abstract MA03.08). Tra questi, i ricercatori hanno evidenziato che, nel gruppo dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC), c’erano più casi di malattia sintomatica e grave alla diagnosi nel periodo del 2020 rispetto al 2019, con esiti peggiori. “Durante il COVID, il numero dei nuovi casi è diminuito del 38% (43 il tumore non a piccole cellule [NSCLC], 19 quello piccole cellule [SCLC]), rispetto al periodo pre-COVID (67 NSCLC; 33 SCLC),” ha riferito la dott.ssa Reyes. “Tra i pazienti ricoverati in ospedale, la mortalità durante l’ospedalizzazione era del 44% rispetto al 17% prima del COVID.”
I risultati dello studio TERAVOLT
I dati riportati precedentemente relativi ai pazienti con neoplasie toraciche che hanno contratto il COVID-19 hanno suggerito un maggiore tasso di mortalità rispetto alla popolazione generale e agli altri tipi di cancro, in particolare nei pazienti di 65 o più anni o in quelli affetti da malattia attiva o progressiva. Lo studio multicentrico, osservazionale internazionale TERAVOLT, formato da una componente trasversale e da una coorte longitudinale che ha esaminato più di 1.000 pazienti con tumore del polmone e COVID-19, ha evidenziato che la mortalità globale rimane alta e gli uomini mostrano tassi di ospedalizzazione e di mortalità significativamente maggiori rispetto alle donne. Da notare che i ricercatori non hanno trovato differenze significative nella mortalità legata al COVID-19 tra diversi gruppi etnici (Abstract P09.18).
La riabilitazione toracica virtuale
Sebbene gran parte del mondo sia passata al lavoro da remoto e alle riunioni virtuali, si è manifestata la preoccupazione sulla capacità della medicina di adattarsi ai vincoli causati dal COVID-19. L’utilizzo della telemedicina si è diffuso, ma che ruolo può avere per i pazienti con malattie complesse come il tumore del polmone?
Ricerche precedenti hanno mostrato che i pazienti con tumore del polmone che seguono un regime di esercizio prima del trattamento, conosciuto come “pre-riabilitazione”, possono aumentare le loro possibilità di sopravvivenza. Tuttavia, dall’inizio della pandemia da COVID-19, la capacità di fornire appuntamenti ospedalieri in presenza è stata significativamente ridotta. Se queste fondamentali visite di persona vengono ridotte a causa del COVID-19, i pazienti possono soffrirne. Tuttavia, uno studio di Stephanie Wynne, del Guy’s Cancer Centre, Guy’s and St. Thomas’ NHS Foundation Trust (Londra) e colleghi ha dimostrato che la “pre-riabilitazione” virtuale realizzata a domicilio è fattibile e può migliorare i livelli di attività fisica e la capacità di sforzo dei pazienti prima dell’intervento chirurgico (Abstract OA08.04).
