Screening nutrizionale, counselling, prescrizione di integratori e supporto psicologico. Sono alcuni dei punti indicati nella Carta dei diritti al supporto nutrizionale realizzata da Aiom, Sinpe e Favo. Dieci regole per evitare il rischio di malnutrizione e favorire il successo delle cure con la giusta alimentazione
Da Repubblica.it del 17-2-2017
Circa il 60-70% dei pazienti oncologici è malnutrito e il 20% di loro non supera la malattia proprio per le gravi conseguenze che la malnutrizione comporta. Un problema che, però, non deve essere più considerato un inevitabile effetto collaterale della malattia a cui rassegnarsi. La malnutrizione, infatti, non solo si può prevenire ma è anche reversibile a patto che l’intervento nutrizionale sia il più tempestivo possibile e diventi parte integrante delle cure oncologiche. Proprio per rendere consapevoli i pazienti del loro diritto ad un’assistenza nutrizionale e sensibilizzare anche i medici, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), la Società Italiana di Nutrizione e Metabolismo (Sinpe) e la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo) hanno realizzato la “Carta dei diritti del paziente oncologico all’appropriato e tempestivo supporto nutrizionale”.
Il problema della malnutrizione. “Uno dei problemi più importanti del paziente oncologico è il rischio di malnutrizione che può condizionare l’efficacia dei trattamenti, sia quelli chirurgici che quelli farmacologici” spiega Paolo Pedrazzoli, direttore dell’oncologia medica presso Fondazione Irccs Policlinico San Matteo. “Numerosi studi dimostrano che c’è un rapporto importante tra lo stato di nutrizione del paziente, l’adesione alle terapie e la sua prognosi”. In effetti, prevenire la perdita di peso riduce la tossicità indotta dalla radio-chemioterapia, migliora la sensibilità delle cellule tumorali al trattamento antineoplastico, rinforza le difese dell’organismo, diminuisce la frequenza e la durata dei ricoveri, previene le complicanze post-operatorie e la depressione. Tutto questo ha un impatto positivo sulla qualità della vita, consentendo di prevenire la perdita di forza fisica e la debolezza che ne può derivare. “Di per sé il tumore mette a rischio il paziente perchè può diminuire l’appetito, la capacità di assorbire i nutrienti, di deglutire, Inoltre, il tumore tende a consumare le riserve energetiche dell’organismo e poi ci sono gli effetti delle terapie sia la chemio che gli interventi chirurgici a livello intestinale” spiega Pedrazzoli. “Il problema è anche la difficoltà ad intercettare la malnutrizione per cui è importante che il paziente venga valutato sin dall’inizio in modo da evitare di accorgersene quando ormai il danno è fatto” conclude l’oncologo.
Diritto all’informazione. La Carta è un decalogo che illustra, in modo semplice ed immediatamente comprensibile, ai malati oncologici i corretti principi in tema di nutrizione. L’obiettivo è di fornire informazioni ai pazienti ed ai loro famigliari sull’alimentazione e sul diritto a ricevere corrette prescrizioni nutrizionali durante tutto il percorso terapeutico. “Ogni malato oncologico ha diritto a ricevere da parte di personale sanitario con competenze di nutrizione clinica informazioni esaustive, corrette e basate sulle evidenze cliniche riguardo al proprio stato di nutrizione, alle possibili conseguenze a esso associate e alle diverse opzioni terapeutiche nutrizionali” spiega Riccardo Caccialanza, responsabile del servizio di dietetica e nutrizione clinica presso Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia. Inoltre, sarebbe molto utile un counseling nutrizionale che fornisca indicazioni su come adeguare la propria alimentazione in funzione della prevenzione primaria e secondaria dei tumori, tenendo conto anche delle eventuali comorbidità, terapie mediche, chirurgiche o radioterapiche previste.
L’importanza dello screening. Tra i diritti sanciti dalla Carta c’è quello allo screening nutrizionale che mira ad individuare l’eventuale presenza del rischio di malnutrizione. “Lo screening deve essere eseguito con strumenti validati alla diagnosi e ripetuto sistematicamente da parte dell’equipe curante a intervalli regolari, nel caso di neoplasie, che, per tipologia, stadio o trattamento, possono influenzare negativamente lo stato di nutrizione” dichiara Pedrazzoli.
Prescrizioni nutrizionali. Anche la prescrizione di un supporto nutrizionale è un diritto: “Quando il malato oncologico è malnutrito o ha un calo ponderale” spiega Pedrazzoli “ha diritto all’accesso gratuito agli integratori nutrizionali orali, compresi i supporti vitaminici e minerali. Nei casi più gravi, bisogna poter garantire anche la nutrizione artificiale tramite sondino non solo durante il ricovero in ospedale o nelle strutture residenziali, ma anche a domicilio”.
Il supporto psicologico. Talvolta le terapie a cui il malato deve sottoporsi comportano un aumento di peso. “In questi casi” aggiunge Caccialanza “il malato deve poter accedere gratuitamente ai Servizi di Nutrizione Clinica per poter recuperare il proprio peso ideale, anche in considerazione dell’impatto del sovrappeso sulla prognosi e sul decorso clinico di molte patologie neoplastiche”. Ma sia la malnutrizione per difetto che il sovrappeso incidono in modo rilevante sull’immagine corporea del malato. “Ecco perché” aggiunge Pedrazzoli “ogni malato a rischio di variazioni significative del proprio stato nutrizionale ha diritto a un appropriato e tempestivo supporto psicologico gratuito”.
La situazione attuale. «Al momento ci sono delle realtà molto diverse sul territorio nazionale e i pazienti oncologici che vengono valutati dal punto di vista nutrizionale sono pochi probabilmente perché c’è un gap culturale sia da parte del medico che spesso non ha una competenza nutrizionale vera e propria sia da parte del paziente che su alimentazione e diete ne sente di cotte e di crude per cui è confuso» spiega Caccialanza.
La sostenibilità del supporto nutrizionale. Insomma, la valutazione nutrizionale deve essere parte integrante dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali elaborati dalle strutture oncologiche. Ma è un obiettivo realmente perseguibile oppure in molti casi non ci sono le condizioni effettive per poter garantire un tale livello di servizio? «Con questa Carta vogliamo far capire alle istituzioni che è necessario un minimo di supporto nutrizionale» dichiara Caccialanza. «Non stiamo chiedendo di aumentare la spesa sanitaria perché per fornire un supporto nutrizionale di base può bastare del personale dietistico che sia stato adeguatamente formato e che agisca sotto la supervisione di un medico. Tra l’altro si tratta di investimenti che nel lungo periodo si traducono in un risparmio per il sistema sanitario». Va in questa direzione anche la richiesta presentata ieri dalla Favo alla Commissione Igiene e Sanità del Senato di inserire nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza la nutrizione parenterale domiciliare che potrebbe evitare il protrarsi dell’ospedalizzazione, facilitare la reintegrazione familiare, sociale, scolastica e lavorativa del malato e ridurre anche la spesa sanitaria regionale e nazionale.
Di Irma D’Aria
