Da CORRIERE DELLA SERA del 19-1-2017
Strada in salita per il testamento biologico. Da sempre la legge sulle disposizioni anticipate di volontà (consenso o rifiuto a scelte terapeutiche future di una persona capace di intendere e volere), incontra l’ostilità di una parte delle forze politiche. Predisposto il 7 dicembre dalla Commissione Affari Sociali della Camera, il testo sul fine vita è ora al vaglio della stessa Commissione, circa 3.200 emendamenti depositati. La discussione in aula è in calendario il 30 gennaio. «Non ci fermiamo, andiamo avanti e ci batteremo per rispettare la data e vincere l’ostruzionismo», non demorde Donata Lenzi al termine della riunione del gruppo pd. «Tra noi non sono emerse divergenze profonde come nella precedente legislatura». Come scavalcare allora il muro alzato dai contrari, soprattutto Lega e Area Popolare, con Maurizio Lupi deciso a un no netto? Secondo la deputata, dalla quale la legge prende nome, ci potrebbe essere un accordo sulla selezione degli emendamenti. Tra l’altro si stabilisce: ogni maggiorenne capace di intendere e di volere, in previsione della futura incapacità ad autodeterminarsi, può esprimere il consenso o il rifiuto rispetto a scelte terapeutiche e trattamenti sanitari comprese nutrizione e idratazione artificiali (il punto più controverso, qui considerato terapia). Il cittadino può nominare un fiduciario. Per il minorenne decidono i genitori. Il medico è tenuto «al pieno rispetto delle volontà», espresse in forma scritta, con un atto datato e firmato davanti a un pubblico ufficiale, un medico e due testimoni. Sono revocabili o rinnovabili in ogni momento. Il margine d’intervento dei sanitari è limitato.
Di Margherita De Bac
