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Tumore pancreas, esperti: ‘Diagnosi e cure adeguate solo nei centri specializzati’

Gli studiosi di questa neoplasia, riuniti a Verona al convegno nazionale promosso dall’Aiom, lanciano l’allarme: “In Italia troppi interventi chirurgici in strutture con una casistica limitata: volumi di attività e tecnologie requisiti necessari per percorsi ottimali di diagnosi e terapia”

Da Repubblica.it – OncoLine del 7-05-2016

Solo i centri specializzati possono assicurare cure adeguate per combattere ilcancro del pancreas. È la convinzione emersa tra gli esperti riuniti a Verona al convegno nazionale Advances in Oncology focus sul carcinoma del pancreas a cui hanno partecipato, oltre a diversi rappresentati delle associazioni di pazienti, anche i più importanti esperti di questa forma di neoplasia. “Troppi interventi chirurgici contro il tumore del pancreas – dicono, lanciando una sorta di allarme – sono effettuati in strutture che ne svolgono meno di 20 l’anno. Si tratta del numero minino raccomandato dalle linee guida internazionali e anche dalle istituzioni sanitarie italiane. La garanzia di un’adeguata diagnosi e cura richiede, invece, la definizione di percorsi diagnostici-terapeutici organizzati in rete e con centri di riferimento definiti per competenze professionali, volumi di attività e tecnologie disponibili”.

Una neoplasia difficile da trattare. Perché la chirurgia di questo tipo di tumore, avverte Carmine Pinto presidente nazionale della Associazione italiana di Oncologia Medica (Aiom), “è estremamente complessa. Richiede un approccio multidisciplinare e una formazione di équipe che possono essere garantiti solo in centri ad ‘alto volume’, cioè che trattano ogni anno un numero sufficiente di casi”.
Un’indagine svolta su OncoGuida, il servizio di informazione per malati del ministero della Salute-ISS e AIMaC, descrive invece una realtà in cui alcune regioni non hanno nemmeno una struttura sanitaria che rispetti questi parametri. E per garantire la migliore assistenza possibile a tutti, sostengono gli esperti, è necessario prevedere una sempre maggiore collaborazione tra i centri.

I numeri del cancro. Il tumore della prostata colpisce ogni anno 12.500 italiani e, nonostante la sua bassa incidenza, ha una mortalità molto elevata. “Solo il 3% dei pazienti afflitti dalla neoplasia riesce a guarire”, sostiene Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO). Le principali cause di questo esito sono chiare: i pochi sintomi evidenti portano molto spesso a una diagnosi tardiva contro un tumore che si evolve rapidamente. Oltre la metà dei casi viene scoperta quando la malattia è già in fase metastatica. Il problema è che non esiste uno screening per arrivare a diagnosi tempestive. “Quindi – spiega Claudio Bassi, direttore dell’Istituto del pancreas dell’Azienda ospedaliera di Verona, co-presidente del convegno veronese – siamo costretti a intervenire quando la situazione è già complessa con interventi gravati da molte e pericolose complicanze. Per tutti questi motivi non è più accettabile che alcuni pazienti siano operati in centri che svolgono uno o due interventi l’anno. Solo attraverso la giusta specializzazione si può curare la patologia”.

I progressi della medicina. La ricerca clinica sta portando comunque risultati, come si è ribadito al convegno di Verona. Una delle ultime armi a disposizione degli oncologi è il Nab-paclitaxel (paclitaxel legato all’albumina formulato in nanoparticelle) che sfrutta la nanotecnologia per migliorare la somministrazione della terapia. “Grazie all’albumina, proteina già presente nell’organismo umano, possiamo trasportare il chemioterapico direttamente nella sede del tumore – spiega Giampaolo Tortora, direttore dell’Oncologia universitaria e dell’Azienda ospedaliera di Verona -. Nab-paclitaxel ha dimostrato risultati positivi nel trattamento del carcinoma mammario e polmonare ed ha dimostrato di essere efficace anche per quello del pancreas. Migliora in maniera significativa la sopravvivenza globale e presenta minore tossicità rispetto ad altre cure. Inoltre il farmaco, associato alla gemcitabina, ha dato risultati positivi, permettendo di avere pazienti lungo sopravviventi a 3 anni e mezzo (3% contro lo 0% con sola gemcitabina)”.

La necessità di nuovi fondi. Tuttavia il cancro del pancreas è una forma di tumore che riceve solo il 2% dei finanziamenti per la ricerca a livello europeo. Perciò dal 2014, il volontariato oncologico, attraverso la European Cancer Patients Coalition, ha promosso una mobilitazione generale attraverso la costituzione della Piattaforma Europea per il Tumore del Pancreas (EPPC) a cui hanno aderito clinici, ricercatori, politici e rappresentanti dell’industria farmaceutica, con l’obiettivo di delineare una strategia condivisa e sensibilizzare l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori. La piattaforma ha anche contribuito all’elaborazione della “Dichiarazione sul Tumore del Pancreas”, sottoscritta da più di 50 parlamentari europei, per portare questa neoplasia al centro del dibattito parlamentare, creare politiche specifiche per dare una risposta ai bisogni dei malati e adottare iniziative concrete per migliorare la loro qualità di vita.
Un’altra iniziativa è il World Pancreatic Cancer Day, che dal 2015 è celebrato in Italia da FAVO.

Il progetto. Sempre in occasione nel convegno è stato presentato anche il progetto AIOM Cooking, Comfort, Care. Una campagna internazionale che ha l’obiettivo di favorire corretti stili alimentari a misura di paziente colpito da carcinoma pancreatico.

 

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