Nuova strategia di cura per il cancro dell’apparato urologico. Prevede l’istituzione di gruppi multidisciplinari per migliorare l’appropriatezza delle terapie e garantire risparmi per il sistema sanitario
Da la Repubblica.it del 22-12-2016
Un team di specialisti che sappia mettere sotto scacco i tumori urologici. E’ questa la strategia d’attacco messa a punto in un documento di consenso firmato a Milano da sette società scientifiche con l’obiettivo di migliorare le prestazioni in campo uro-oncologico dove si registrano ogni anno 77.000 nuovi casi di queste neoplasie.
Team multidisciplinari. Per la prima volta gli specialisti hanno definito una strategia condivisa per trattare i tumori urologici. In particolare sono stati stabiliti i volumi minimi di attività necessari per ciascuna patologia, a cui dovranno attenersi i team multidisciplinari chiamati a curare i pazienti. Con chiari vantaggi grazie alla definizione dei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (Pdta): da un lato miglioreranno l’appropriatezza e la qualità delle prestazioni, dall’altro si avranno risparmi e una riduzione dei costi per il sistema sanitario evitando esami inutili. Ogni team multidisciplinare uro-oncologico deve prevedere un nucleo centrale (core team) composto dalle figure professionali prevalentemente coinvolte nel processo di diagnosi e cura (urologo, oncologo medico e oncologo radioterapista) e un non core team multidisciplinare e multi professionale che può essere coinvolto su richiesta del nucleo centrale. Va inoltre definita la figura di coordinamento clinico-scientifico e organizzativo all’interno di ogni team.
Appropriatezza e risparmio. L’obiettivo degli specialisti è quello di migliorare l’appropriatezza diagnostica e terapeutica, rendere accessibili a tutti le cure più efficaci e migliorare la qualità di vita e l’adesione alle terapie da parte dei pazienti, ottimizzando così l’uso delle risorse. I dati della letteratura indicano che i team multidisciplinari, rispetto alla valutazione mono-specialistica, possono modificare il processo diagnostico-terapeutico in maniera rilevante garantendo risparmi importanti: ad esempio nel tumore della prostata fino al 20% dei casi, nella vescica fino al 22-40% e nel rene fino al 17- 35%.
Il documento di consenso. La linea condivisa è contenuta nel documento di consenso sul team multidisciplinare uro-oncologico firmato a Milano in una Consensus Conference da sette società scientifiche: Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Airb (Società Italiana di Radiobiologia), Airo (Associazione Italiana Radioterapia Oncologica), Auro (Associazione Urologi Italiani), Cipomo (Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri), Siu (Società Italiana di Urologia) e Siuro (Società Italiana di Urologia Oncologica). Il documento di consenso costituisce la base per l’interazione dei team multidisciplinari con le Direzioni Aziendali per definirne l’applicazione locale attraverso percorsi interni o nell’ambito delle reti oncologiche regionali.
I tumori urologici. Nel nostro Paese sono diagnosticati annualmente oltre 77.000 nuovi casi di queste neoplasie (34.400 prostata, 26.600 vescica, 13.400 rene e vie urinarie, 2.500 testicolo, 470 pene), che rappresentano il 21% del totale delle diagnosi di cancro (365.000 stimate nel 2016).
Di Irma D’Aria
