Tutte le sfide della medicina del futuro Ma i progressi pongono anche problemi etici
Da LA STAMPA – Inserto del 9-2-2017
Negli ultimi anni, in Medicina, abbiamo assistito a grandi progressi. Che cosa ci aspettiamo per il futuro? Fare previsioni è azzardato. Dieci anni fa non eravamo in tanti a credere che le terapie immunologiche avrebbero avuto un impatto significativo nella lotta contro il cancro: oggi, questo viene dato per scontato. Premesso questo ineludibile limite, proviamo a guardare nella sfera di cristallo della Ricerca per la Medicina del futuro.
L’orizzonte generale è quello della sfida di una Medicina sempre più di precisione, basata sul legame strettissimo fra ricerca scientifica, innovazione e clinica, in un rapporto a due vie in cui il paziente è il fine di questa interazione e ne è – al tempo stesso – il soggetto, perché fornisce insegnamenti e guida. All’interno di questo orizzonte le sfide sono potenzialmente infinite: dalla medicina rigenerativa alla capacità di utilizzare al meglio le tecnologie di ultima generazione (di imaging, di tipo genomico ed epigenomico) per curare sempre più malattie.
Nel settore oncologico, ad esempio, la sfida è stata definita moonshot, balzo sulla luna. Il cancro è la luna da conquistare, e la scoperta dei meccanismi di sviluppo della cellula tumorale e del ruolo del micro-ambiente infiammatorio che aiuta il tumore a crescere – quindi delle difese immunitarie che il cancro corrompe o addormenta per proliferare indisturbato – ha permesso di aggiungere un nuovo pilastro nella lotta contro questa malattia: le armi immunologiche. La sfida, ora, è usarne tutte le potenzialità straordinarie.
Altra sfida è la resistenza agli antibiotici. Questi farmaci hanno cambiato la cura e la prognosi di numerose malattie, ma devono essere utilizzati solo quando ce n’è realmente bisogno, in presenza di infezioni batteriche. L’uso inappropriato, infatti, aumenta l’insorgenza di ceppi batterici resistenti, mettendo in serio pericolo la salute di tutti. Jim O’Neill, economista e ministro inglese del Commercio incaricato dal governo britannico di analizzare il problema dell’antibiotico-resistenza, ha stimato che, nel mondo, nel 2050 le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti all’anno, superando i decessi per tumore (8,2 milioni). I nostri ospedali e i medici si stanno già misurando con questa sfida, che rende indispensabile un cambiamento culturale cui tutti – medici, scienziati e pazienti – siamo chiamati. Dobbiamo usare diversamente gli antibiotici in clinica e in zootecnia, e abbiamo bisogno di nuovi farmaci e vaccini che, prevenendo le malattie, riducano la necessità di seguire terapie antibiotiche.
Anche la cosiddetta medicina di genere, che si fa carico delle differenze e dei problemi legati al sesso, rappresenta una sfida. Il carico di sofferenza e malattia dell’umanità viene portato per il 60-80% circa dalle donne. Di qui l’importanza di sostenere gli studi nel settore della medicina di genere, che si concentra su patologie che interessano il sesso femminile, come le malattie autoimmuni: artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico, sclerosi multipla, colpiscono in prevalenza le donne e per lo più in giovane età. Il lupus colpisce il sesso femminile con frequenza di circa 9 volte superiore al sesso maschile, e dati simili valgono anche per l’artrite reumatoide.
Altre sfide sono legate agli obiettivi che ci diamo come comunità globale: ad esempio eliminare la polio o il morbillo, ridurre del 90% la mortalità per tubercolosi entro il 2030. Tbc significa 10 milioni di casi e un milione di morti all’anno, ma anche 2 miliardi di persone che hanno il germe della tubercolosi senza essere ammalati né infettivi, perché il loro sistema immunitario tiene sotto controllo il battere. Indispensabile dunque approfondire le nostre conoscenze dal punto di vista immunologico, così da sviluppare un vaccino più efficace, senza il quale non si raggiungerà l’obiettivo. E gli obiettivi globali ci richiamano ad un’altra grande sfida: la condivisione. Non è accettabile che 1,5 milioni di bambini muoiano ogni anno perché non hanno accesso ai vaccini più elementari, e neppure che il cancro non possa essere combattuto con le armi più innovative anche nei Paesi in via di sviluppo, dove è divenuto una della maggiori cause di morte.
Non posso concludere senza citare un’ultima – ma non meno importante – sfida: quella di carattere etico che ci pone il progresso tecnologico. Con le tecnologie di manipolazione del genoma si aprono potenzialità straordinarie di salute e di cura, ma non possiamo non interrogarci sui limiti che dobbiamo imporci, e con cui gli scienziati e tutta la società civile si devono confrontare.
Di Alberto Mantovani
