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Virus Zika, studio dell’Iss conferma: si trasmette anche per via sessuale

Il caso in Italia: sintomi sulla partner di un uomo tornato dalla Thailandia

Da IL MATTINO del 26-2-2016

Il virus Zika si può trasmettere anche per via sessuale. Lo conferma uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, pubblicato ieri su Eurosurveillance, non legato all’epidemia che si sta sviluppando in questa fase in America Latina ma a un caso, il terzo identificato finora nel mondo, ricostruito e confermato retrospettivamente. Nell’estate-autunno del 2014, spiega Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Iss, «l’unità arbovirus dell’Istituto esaminò per una sospetta Dengue i campioni di siero appartenenti a un uomo che aveva viaggiato in una zona all’epoca affetta da Dengue, la Tailandia, e della sua partner, che invece non aveva effettuato viaggi, ma che si era ammalata a distanza di circa 20 giorni con sintomi simil-Dengue. Complessivamente, dall’analisi di tutti i risultati di laboratorio non fu possibile confermare l’infezione da virus Dengue per nessuno dei due casi. Rimase comunque il sospetto di una infezione importata da Flavivirus, con una successiva trasmissione autoctona, presumibilmente per via sessuale».

I campioni prelevati in fase acuta furono anche analizzati con un test molecolare per la presenza del virus Zika, con esito negativo. Quest’anno, chiarisce l’esperto, «rendendosi disponibile un test di neutralizzazione per il virus Zika, sono stati nuovamente testati i campioni disponibili all’Iss per verificare se si trattasse di un’infezione da virus Dengue o da virus Zika e i risultati hanno confermato la diagnosi di Zika sia nel viaggiatore che nella sua partner». Si tratta perciò di «un caso autoctono a probabile trasmissione sessuale – rileva Rezza -. Ulteriori studi sono in corso negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove in un paziente affetto da Zika sono state evidenziate tracce di RNA virale nello sperma anche a distanza di due mesi dalla malattia acuta». È quindi «probabile – conclude – che l’infezione rimanga, relativamente a lungo, nello sperma». Mentre la comunità scientifica indaga sulla trasmissione sessuale del virus, va però precisato, sottolinea Rezza, che «il rischio di diffusione locale dell’infezione in Italia, almeno al di fuori del periodo estivo, resta estremamente basso».

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