Istituzionali

Resistenza antimicrobica: AIFA al lavoro per fronteggiare una minaccia globale

“Era post-antibiotica”. Uno scenario apocalittico, quello in cui le infezioni sfuggono alle armi della medicina moderna per divenire intrattabili, riportando il mondo, dal punto di vista sanitario, al periodo precedente alla seconda guerra mondiale

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Oggi si tratta di una concreta minaccia per la salute pubblica mondiale come più volte ricordato dall’OMS, dalle istituzioni europee e da quelle italiane. Uno stato di cose determinatosi rapidamente e contemporaneamente in tutto il mondo a causa, principalmente, dell’utilizzo eccessivo e inappropriato di antibiotici, sia per uso umano che per quello veterinario.

La comunità scientifica internazionale e le istituzioni preposte alla tutela della salute hanno lanciato l’allarme sullo sviluppo di resistenze antimicrobiche da molto tempo, a fronte di una percezione pubblica del fenomeno, a livello globale, ancora piuttosto limitata.

L’AIFA è impegnata da anni su questo fronte, basti pensare che sin dal 2008 ha dato vita a una campagna di comunicazione multimediale, sempre rinnovata annualmente, con l’obiettivo di richiamare la popolazione generale e gli operatori sanitari a “difendere le nostre difese” e a utilizzare questi farmaci secondo regole ben precise.

L’impegno di AIFA non si limita alla continuità di questa campagna di comunicazione, ma prosegue ogni giorno attraverso l’invio di notizie di carattere regolatorio a un database di circa 190.000 contatti, la stragrande maggioranza dei quali distribuiti tra medici e operatori sanitari. Nel corso degli ultimi anni sono inoltre centinaia le notizie relative a questo argomento che sono state pubblicate sul portale dell’AIFA, spesso riprese dai media, per tentare di diffondere sempre maggiore consapevolezza rispetto a un problema che non conosce barriere.

I dati raccolti dall’Osservatorio sull’impiego dei medicinali (OsMed) dell’Agenzia certificano un rallentamento della spesa e dei consumi registrati per questa categoria. Limitando l’analisi all’ultimo quinquennio, si può osservare che nel 2010 la spesa era pari a 14,5 euro pro-capite, mentre nel 2015 è passata a 10,8 euro, con una variazione media annua del -5,7%. Anche i consumi, nello stesso lasso di tempo, sono diminuiti. Nel 2010 ogni mille abitanti venivano somministrate a carico del SSN 24,6 dosi di antibiotici, mentre nel 2015 ne sono state erogate 23,0 dosi. La variazione media annua dei consumi è stata pari al -1,3%.

Sono numeri che indicano una tendenza positiva, ma non sono certo sufficienti. Uno dei problemi più annosi è certamente costituito dal “gradiente Nord-Sud”, che vede le Regioni del meridione consumare un numero significativamente superiore di dosi, senza alcuna giustificazione dal punto di vista epidemiologico. La variabilità regionale vede realtà di eccellenza, come la Liguria (16,2 dosi giornaliere ogni mille abitanti) e la Provincia Autonoma di Bolzano (14,4 dosi giornaliere ogni mille abitanti), e contesti che fanno più fatica a ridurre i consumi come la Campania (32,7 DDD/1000 ab die), la Puglia (30,3 DDD/1000 ab die) e la Calabria (28,4 DDD/1000 ab die).

L’orientamento di AIFA è quello di privilegiare una visione complessiva del problema e di fare tesoro delle best practices presenti nelle Regioni con le migliori performance (ad esempio quelle come l’Emilia Romagna, che hanno dato vita a gruppi di lavoro focalizzati sulla realizzazione di linee guida specifiche, come ad esempio le pubblicazioni Otite media acuta in età pediatrica e Faringotonsillite in età pediatrica), per metterle a disposizione delle Regioni che presentano dati meno lusinghieri.

Partecipiamo attivamente al gruppo di lavoro costituito dal Ministero della Salute per la redazione di un piano nazionale per il contrasto alle resistenze antimicrobiche, oltre ad essere presente nei gruppi di lavoro europei e internazionali attraverso il contributo dei suoi esperti.

Proprio a livello europeo si valutano con interesse esperienze di Paesi che fanno registrare un consumo inferiore di antibiotici. I Paesi Bassi la realtà europea maggiormente virtuosa, con un differente sistema di confezionamento dei farmaci, che consente di preparare dosi unitarie e pacchetti personalizzati. Lo studio ARNA, finanziato dall’Unione Europea e condotto da un team di ricerca olandese, ha concluso infatti che una delle principali cause del fenomeno dell’automedicazione con antibiotici sono i cosiddetti left-overs, ovvero quelle dosi che superano il numero di quelle prescritte dal medico curante e che rimangono nella disponibilità dei pazienti.

Lo studio ha effettuato una survey in sette Paesi europei, tra cui l’Italia, e nel dettaglio, su 9.313 pazienti italiani intervistati, il 9% ha affermato di utilizzare gli antibiotici senza ricorrere ad una prescrizione medica e di questi l’87% utilizza le rimanenze di confezioni di antibiotico disponibile tra famiglia e parenti. Alla luce di quanto emerso anche nel nostro Paese si sta discutendo, nelle sedi deputate, sull’istituzione di un limite alla prescrizione degli antibiotici nell’ambito della terapia individuale.

AIFA continuerà a impegnarsi per contrastare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, a questa che consideriamo un’emergenza sanitaria abbiamo dedicato nel corso degli anni risorse superiori a quelle messe a disposizione di altre aree terapeutiche che pur presentano criticità.

L’Agenzia intende moltiplicare i suoi sforzi nel prossimo futuro, replicando le iniziative che hanno consentito di migliorare nel complesso il quadro nazionale e istituendone di nuove, coinvolgendo tutte le realtà locali. Solo attraverso un SSN unitario e solidaristico sarà possibile raggiungere obiettivi che riguardano la salute di tutti, sconfiggendo nemici invisibili che non conoscono confini.

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