Lo studio Javelin Bladder 100, pubblicato nel 2020, ha rappresentato un cambiamento di paradigma sostanziale per il trattamento e per la prognosi del carcinoma uroteliale avanzato, introducendo la terapia di mantenimento di prima linea con avelumab nei pazienti senza progressione dopo la prima linea di terapia standard a base di platino. Lo studio Javelin Bladder Medley è uno studio di fase 2 che indaga efficacia e sicurezza di un mantenimento di combinazione con avelumab vs la opzione standard di avelumab in monoterapia. Ad ASCO 2025 sono stati presentati i dati del braccio di avelumab e sacituzumab govitecan in combinazione, con simultanea pubblicazione su Annals of Oncology. Nello studio, 111 pazienti con carcinoma uroteliale metastatico non progrediti dopo una chemioterapia con platino sono stati randomizzati 2:1 a ricevere avelumab (800 mg ogni 2 settimane) e sacituzumab govitecan (10 mg/kg giorni 1 e 8 ogni 21) a avelumab in monoterapia. Alla data di analisi di settembre 2024, il 51.4% dei pazienti del braccio sperimentale e il 27.0% di quelli del braccio standard erano ancora in trattamento. La PFS mediana, primary endpoint dello studio, è stata di 11.17 vs 3.75 mesi a favore del braccio di combinazione con avelumab e sacituzumab govitecan (HR 0.49, 95% CI 0.31-0.76). La OS è ancora immatura, anche se i dati mediani sono non raggiunti vs 23.75 mesi sempre a favore del braccio sperimentale (HR 0.79, 95% CI 0.42-1.50). nei pazienti trattati con avelumab e sacituzumab govitecan, gli effetti collaterali di ogni grado sono stati 97.3% vs 63.9% nei pazienti con avelumab in monoterapia (G ≥3 in 69.9% vs 0%).
Quindi, nei pazienti con malattia uroteliale metastatica candidati a terapia di mantenimento, la PFS è risultata aumentata con avelumab e sacituzumab govitecan, con un profilo di tossicità di maggior impatto ma coerente con quanto atteso dall’utilizzo di avelumab e di sacituzumab govitecan.
Lo studio conclude indicando l’associazione di avelumab con coniugati farmaco-anticorpo anti-Trop-2 come una strategia promettente per migliorare gli esiti dei pazienti con malattia uroteliale metastatica. Questa opzione sembra però al momento non realmente percorribile. Il disegno dello studio era, al momento dell’avvio, estremamente interessante e pure i risultati lo sarebbero, se non superati poi dai recenti risultati degli studi EV302 con la combinazione di enfortumab vedotin e pembrolizumab e CM901 con nivolumab, cisplatino e gemcitabina. Pur con una superiorità della combinazione enfortumab vedotin e pembrolizumab su tutti gli endpoint, compresa l’OS, entrambi gli studi hanno comunque dimostrato un beneficio maggiore della chemioterapia e applicabilità a tutti i pazienti, non sono a quelli candidati al mantenimento che sono i pazienti che non progrediscono alla prima linea. In uno scenario così complesso e velocemente mutevole, dove le nuove strategie di mantenimento dopo chemioterapia sarà sostituito (e già le linee guida ESMO si sono aggiornate) da nuove strategie di combinazione upfront, appare difficile prevedere uno sviluppo ulteriore in questo setting di avelumab e sacituzumab govitecan.
J Hoffman-Censits, M Tsiatas, P M-H Chang, M Kim, L Antonuzzo, S J Shin, G Gakis, N Blais, S H Kim, A Smith, J A Arranz Arija, Y L Su, F Zagouri, M Maruzzo, C Tournigand, F Forget, A Schneider, K Tyroller, N Jacob, P Grivas, B P Valderrama![]()
Annals of Oncology, 2025 May 30
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