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Systemic chemotherapy with or without cetuximab in patients with resectable colorectal liver metastasis (New EPOC): long-term results of a multicentre, randomised, controlled, phase 3 trial

L’aggiunta del cetuximab, un anticorpo monoclonale anti-EGFR di classe IgG1, alla chemioterapia standard (a base di oxaliplatino, irinotecano, 5-fluorouracile o capecitabina) in pazienti affetti da neoplasia del colon-retto in stadio avanzato con malattia epatica resecabile e candidati ad un regime peri-operatorio di conversione, non comporta alcun vantaggio in termini di sopravvivenza globale (OS). È stato recentemente pubblicato su The Lancet Oncology l’aggiornamento dello studio New EPOC condotto da Bridgewater et al riguardo l’OS (endpoint secondario). Il risultato conferma quanto già riportato precedentemente riguardo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e che aveva condotto ad una chiusura anticipata dello studio. In particolare, ad un follow-up mediano di 66,7 mesi, è stata registrata una PFS mediana di 15,5 mesi (range: 13,8-19,0) nel braccio contenente chemioterapia + cetuximab e di 22,2 mesi (range: 18,3-26,8) nel braccio contenente sola chemioterapia (HR 1,17; IC 95%: 0,87-1,56; p = 0,304). Inoltre è stata riportata una OS mediana di 55,4 mesi (range: 43,5-71,5) nel braccio contenente chemioterapia + cetuximab e una OS mediana di 81 mesi (range: 59,6-NR) nel braccio di sola chemioterapia (HR 1,45; IC 95%: 1,02-2,05; p = 0,036). Ad un follow-up più ampio è stato possibile valutare il peso di alcuni fattori che avrebbero potuto contribuire a questo effetto detrimentale, come per esempio il peggiore outcome nei pazienti a buona prognosi (no G3, no N2, < 4 metastasi epatiche), così come la maggiore presenza di pazienti resecabili upfront (che potrebbe assimilare i risultati a quanto già noto nel setting adiuvante).
Nonostante manchino specifici endpoint di tipo traslazionale (il disegno dello studio risale al 2005), restano da valutare l’associazione tra cetuximab e la minore sopravvivenza post-progressione, MSI e altri fattori come l’espressione di anfiregulina/epiregulina o di alcuni miRNAs (miR-31–3p) che potrebbero spiegare, almeno in parte, il perché di questi risultati.


John A Bridgewater, Siân A Pugh, Tom Maishman, Zina Eminton, Jane Mellor, Amy Whitehead, Louise Stanton, Michael Radford, Andrea Corkhill, Gareth O Griffiths, Stephen Falk , Juan W Valle, Derek O’Reilly, Ajith K Siriwardena , Joanne Hornbuckle, Myrddin Rees, Timothy J Iveson, Tamas Hickish, O James Garden, David Cunningham, Timothy S Maughan, John N Primrose, New EPOC investigators

The Lancet Oncology, 2020 Jan. 31

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